// TOM'S HARDWARE ITALIA — MONDO
Microsoft conferma la chiusura di un servizio molto utilizzato
Microsoft ha annunciato che il ruolo server Windows Deployment Services (WDS) sarà dichiarato deprecato a partire dalla prossima versione di Windows Server, secondo un avviso preliminare pubblicato nei giorni scorsi e rivolto agli amministratori IT.
La decisione riguarda l'intero pacchetto: il ruolo incluso nel sistema operativo, i servizi associati, gli strumenti e le interfacce di gestione e la funzione di avvio via rete PXE fornita dal componente. Dopo la deprecazione l'azienda fermerà lo sviluppo attivo e, in una release futura, procederà alla rimozione completa.
WDS è l'evoluzione di Remote Installation Services e da anni consente di installare Windows da remoto su decine o centinaia di computer, distribuendo le immagini di sistema attraverso la rete aziendale senza dover intervenire su ogni singola macchina. Si tratta quindi di uno strumento storico per i reparti IT di aziende, scuole e pubbliche amministrazioni, spesso usato come base per l'avvio in rete dei client prima dell'installazione vera e propria.
Il percorso di dismissione, però, è iniziato da tempo: nel 2021 Microsoft aveva già eliminato il supporto a boot.wim, mentre a gennaio 2026 è arrivata la deprecazione della distribuzione senza intervento manuale, ora disattivata in modo predefinito per tutti i clienti che hanno installato gli aggiornamenti di aprile 2026 o successivi. Con Windows 11 l'azienda ha inoltre smesso di supportare ufficialmente la distribuzione dei sistemi operativi desktop tramite il proprio motore di installazione nativo, limitando WDS al deployment di Windows Server o all'avvio di ambienti di distribuzione personalizzati.
Nell'immediato nulla cambia per chi utilizza il servizio oggi. «I prodotti deprecati restano supportati fino a quando non vengono rimossi da una futura versione del sistema operativo», ha spiegato Microsoft, precisando che WDS continuerà a funzionare su tutte le versioni di Windows Server attualmente supportate, Windows Server 2025 incluse, secondo i rispettivi cicli di vita pubblicati. Non sono toccate nemmeno le soluzioni di deployment di terze parti né le implementazioni PXE indipendenti che non si appoggiano a WDS.
Discorso diverso per chi ha costruito la propria infrastruttura sopra il componente. «La distribuzione dei sistemi operativi con Microsoft Configuration Manager non è interessata», ha sottolineato l'azienda, che invita comunque a spostare quanto prima gli ambienti basati su PXE gestito da WDS o su multicast dipendente da WDS verso altre soluzioni. L'alternativa indicata è Microsoft Configuration Manager, considerato più flessibile nella gestione delle immagini di Windows. Gli amministratori hanno perciò una finestra di tempo definita dai cicli di supporto per pianificare la migrazione, prima che il ruolo sparisca del tutto dalle release successive.
Aggiungi Tom's Hardware alle tue fonti preferite su Google