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The Witcher 3: Wild Hunt - Remastered è un gradito ritorno all'ultima avventura di Geralt di Rivia
Geralt di Rivia torna oggi ad allietare nuovi e vecchi fan con The Witcher 3: Wild Hunt – Remastered, una nuova versione del classico del 2015 che ha un obiettivo ancora più ambizioso rispetto al precedente aggiornamento next-gen del 2022 per PC, PlayStation 5 e Xbox Series X/S, che aveva portato con sé ray tracing, nuove modalità grafiche, texture migliorate, una telecamera alternativa, il photo mode, alcuni cambiamenti all'interfaccia e numerose altre modifiche. Questa edizione, che ho provato per alcuni giorni su PlayStation 5 Pro, interviene ancora più in profondità su animazioni, combattimento, progressione, movimento, interfaccia e rendering.
CD Projekt Red lo ha spiegato in modo abbastanza chiaro, chiedendosi come sarebbe dovuto essere The Witcher 3: Wild Hunt se fosse uscito nel 2026 senza però ricostruire il gioco da zero. Il lavoro svolto, che non bisogna quindi considerare un remake, si è concentrato proprio sulle situazioni e gli elementi in cui oggi la versione originale di undici anni fa poteva creare frizioni, come nel caso di animazioni, telecamera, comportamento dei nemici, movimento, pathfinding, gestione dell'inventario e navigazione dei menu.
La prima buona notizia è che per chi possiede già il gioco originale, o la più recente Complete Edition, questa operazione di svecchiamento non comporta un nuovo acquisto sulle piattaforme interessate. La Remastered è infatti disponibile come aggiornamento gratuito per i possessori del gioco su PC, PS5, Xbox Series X/S e Switch 2 e comprende anche le due corpose espansioni Hearts of Stone e Blood and Wine. In caso contrario, potete comprare ora la Complete Edition (tra l'altro offerta a metà prezzo sui principali store digitali) e aggiornarla subito a questa nuova Remastered.
Il cambiamento più immediato è quello visivo, anche se va precisato che il confronto corretto non andrebbe fatto tra il The Witcher 3 del 2015 e la Remastered, bensì tra questa e la già citata versione del 2022. Le fondamenta grafiche sono state ulteriormente aggiornate attraverso texture più dettagliate, una nuova gestione dell'illuminazione globale e una revisione dello shading della vegetazione e dell’occlusione ambientale, a cui si aggiungono un nuovo tone mapper e ulteriori interventi sul ray tracing. Anche elementi come capelli, effetti dei Segni, animazioni e motion blur sono stati rivisti.
L'illuminazione è l’elemento che più mi ha fatto notare questo ulteriore salto qualitativo. The Witcher 3 ha sempre avuto una direzione artistica molto forte, fondata su cieli plumbei, boschi, paludi, villaggi devastati dalla guerra e grandi città attraversate da una luce spesso sporca e atmosferica. Nella Remastered, CD Projekt Red ha lavorato proprio sul modo in cui quella luce interagisce con gli oggetti, la vegetazione, i personaggi e le superfici, con risultati apprezzabili fin dalle prime sequenze a cavallo con il tramonto sullo sfondo.
Su PlayStation 5 Pro la già nota modalità Ray Tracing punta ai 60 fps (non sempre stabilissimi a dire il vero), mentre quella Prestazioni non è più semplicemente una modalità a 60 fps come lo era su PlayStation 5, ma, a patto che abbiate un TV/monitor con supporto a 120 Hz e VRR, raggiunge i 90 fps. Questo grazie anche al PSSR, qui utilizzato per spendere una parte delle risorse disponibili su illuminazione, ray tracing e altri effetti, affidando alla ricostruzione l'ultimo passaggio necessario per ottenere un'immagine più definita. Un plus non da poco, considerando che in The Witcher 3 il mondo di gioco contiene una quantità enorme di vegetazione, rami, erba, capelli, particelle e dettagli.
Il colpo d’occhio in entrambe le modalità non delude per trattarsi di un gioco il cui motore grafico rimane comunque quello del 2015. Si vede chiaramente che The Witcher 3 non è diventato tutto d’un colpo Crimson Desert, ma rispetto al già notevole lavoro fatto nel 2022 si nota comunque un ulteriore salto in avanti, anche se le differenze maggiori dovrebbero notarsi su PC