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Migrare a Zero Trust su rete legacy, il piano operativo in sette tappe
La maggior parte delle reti aziendali è costruita su un'idea semplice e sbagliata: chi è dentro il perimetro è affidabile, chi è fuori no. Firewall, VPN e segmentazione grossolana tengono fuori gli sconosciuti, ma chiunque riesca a entrare (un account compromesso, un dispositivo infetto, un fornitore con accesso troppo ampio) si muove quasi senza ostacoli. È il modello a perimetro classico, e funziona finché la rete rimane piccola, omogenea e chiusa. Tre condizioni che il cloud, il lavoro ibrido e la proliferazione dei dispositivi hanno smontato da anni.
Il modello Zero Trust parte dal presupposto opposto: nessun utente, dispositivo o flusso di rete è considerato affidabile per default, indipendentemente da dove si trova. Ogni accesso viene verificato, ogni sessione valutata, ogni diritto concesso al minimo necessario. Il riferimento normativo è la pubblicazione NIST SP 800-207, che ha formalizzato i sette principi fondamentali dell'architettura Zero Trust nel 2020. La CISA ha poi tradotto questi principi in un modello di maturità operativo (il CISA Zero Trust Maturity Model versione 2.0, aggiornato ad aprile 2023) articolato su cinque pilastri: identità, dispositivi, reti, applicazioni e dati.
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