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Crollano le vendite di PC: il 2026 segna un record negativo inaspettato
Il 2026 non inizia nel migliore dei modi per il mercato PC statunitense, che nei primi mesi dell'anno ha registrato una contrazione più pesante del previsto.
Secondo quanto evidenziato dagli analisti, nei primi tre mesi dell'anno le spedizioni si sono fermate a circa 15,8 milioni di unità, segnando un caldo del 7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un dato che rappresenta la flessione più significativa dal 2023.
Alla base del rallentamento c'è, da un lato la disponibilità limitata di componenti chiave come memorie DRAM e chip NAND; dall'altro, invece, l'aumento dei costi produttivi che si riflette sui prezzi finali. A tutto questo, poi, si aggiunge l'esaurimento della spinta legata al passaggio a Windows 11, che nei mesi scorsi aveva sostenuto la domanda soprattutto nel segmento del business.
Il ruolo dell'IA è centrale in questo scenario. Una parte sempre più ampia della produzione di memoria, infatti, viene destinata ai data center e ai server dedicati ai modelli d'intelligenza artificiale, riducendo la disponibilità per i PC tradizionali.
Il risultato che ne consegue è quello di prezzi sempre più in crescita e modelli economici sempre meno accessibili. Non a caso, i computer sotto i 500 dollari hanno subito un crollo delle spedizioni vicino al 19% su base annua.
Le prospettive per il prossimo anno non lasciano molto spazio all'ottimismo. Le stime indicano una possibile chiusura del 2026 con un calo del 14%, mentre la pressione sui prezzi potrebbe continuare anche nel 2027 con le aziende che stanno cercando di anticipare gli acquisti per evitare ulteriori rincari.
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