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Interoperabilità Android e chatbot in UE: ricorso di Google
Google ha presentato un ricorso al Tribunale Generale dell’Unione europea contro l’obbligo di garantire l’interoperabilità AI di Android e la condivisione dei dati del motore di ricerca. La Commissione europea ha elencato una serie di modifiche e stabilito precise scadenze. A fine luglio, l’azienda di Mountain View ha ricevuto una sanzione complessiva di 890 milioni di euro per due violazioni del Digital Markets Act (DMA).
Google permette l’uso di assistenti AI alternativi a Gemini, ma la Commissione europea ritiene che l’accesso alle funzionalità di Android sia limitato. Tali restrizioni ostacolano in pratica i concorrenti. Uno degli obblighi è consentire l’attivazione con una “hotword” simile a “Hey Google“. Gli assistenti di terze parti devono inoltre poter accedere alle app installate e ai componenti hardware. Le modifiche devono essere implementate con Android 18 o entro agosto 2027.
Il secondo obbligo riguarda il motore di ricerca. Google deve consentire ai concorrenti di accedere ai dati di Search. Questi dati devono essere condivisi anche con gli sviluppatori di chatbot AI. Attualmente sono un’esclusiva di Gemini (tramite AI Overview e AI Mode). In questo caso sono state stabilite varie scadenze di implementazione tra agosto 2026 e gennaio 2027.
Google aveva prontamente evidenziato i rischi per sicurezza e privacy, considerando in particolare le capacità degli assistenti AI che potrebbero divulgare pubblicamente informazioni sensibili degli utenti. L’azienda di Mountain View ha quindi presentato oggi un ricorso al Tribunale Generale dell’Unione europea per chiedere l’annullamento delle decisioni della Commissione.
Stiamo impugnando le decisioni che ci obbligheranno a condividere la cronologia di ricerca privata degli utenti senza un’adeguata anonimizzazione e indeboliranno le protezioni di sicurezza vitali su Android. Le persone usano Search per le loro domande più personali, dai problemi di salute alle relazioni intime, e obbligarci a condividere queste ricerche personali senza adeguate garanzie causerebbe un danno irreversibile alla privacy degli utenti.
Come sempre, la Commissione difenderà le proprie decisioni in sede giudiziaria. Più in generale, va sottolineato che le due decisioni tengono attentamente conto dell’integrità e della sicurezza relative alle funzionalità in questione, garantendo al contempo la protezione dei dati personali degli utenti finali.