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Alberto Stasi all'attacco, 'sulle prove del Ris va fatta piena luce'
La conclusione della nuova inchiesta su Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, per il quale si prepara entro fine anno la richiesta di processo, non fa calare il sipario sulle indagini della Procura di Pavia sul caso Garlasco.
Sono aperti almeno altri due filoni principali. Il primo trasmesso da Brescia, dopo l'archiviazione dell'ex procuratore Mario Venditti, e che scava sul ruolo dei carabinieri che seguirono le indagini del 2016-2017. Il secondo sull'operato degli investigatori del Ris nel 2007, che non avrebbero depositato prove favorevoli, quelle sull'ormai noto Dna sui pedali, a Alberto Stasi.
L'ex bocconiano punta proprio su questo "elemento centrale" per la revisione e chiede che venga fatta "piena luce sulle responsabilità". "E' sempre molto lucido e l'unica cosa che mi ha detto è che spera che si assumano le proprie responsabilità", ha spiegato la sua legale storica, Giada Bocellari, che depositerà alla Corte d'Appello di Brescia l'istanza per cancellare la condanna definitiva a 16 anni "il prima possibile, compatibilmente con questo delirio mediatico e il lavoro".
La difesa, ha chiarito, può andare a chiedere la revisione "con quegli elementi nuovi che disintegrano la sentenza di condanna. Se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna, credo lo capisca chiunque". Intanto, dagli atti arriva la conferma degli esperti dell'aggiunto Stefano Civardi alle analisi dei consulenti Linarello e Ricci di Stasi sul tema dei "raw data", i dati grezzi, e sul fatto che il 20 settembre di 19 anni fa, il giorno dopo un match positivo col Dna di Chiara, erano arrivati due esiti negativi. La "disamina dei tracciati elettroforetici inviati dal Ris nel novembre 2025" alla Procura "evidenziava un profilo genetico parziale" compatibile a quello di Chiara e "due profili genetici completi (...) perfettamente sovrapponibili per 15 marcatori al profilo" della studentessa.
Tutti i "successivi tentativi di acquisire profili genetici da campioni prelevati dai pedali della bicicletta 'Umberto Dei'", per i consulenti Previderé e Grignani, però, "hanno fornito esito negativo", ossia "nessun profilo genetico". Due "contro-analisi" non depositate, secondo la Procura, nel fascicolo a carico dell'ex bocconiano. Prove che potevano scagionarlo, per la sua difesa, e che hanno dato origine ai nuovi accertamenti sugli ex investigatori del Ris: quattro tra cui l'ex generale Luciano Garofano. Al momento sentiti come testi e che ribadiscono di non aver nascosto alcun dato. L'ipotesi degli inquirenti, che deve però ancora trovare conferme, è che possa esserci stato, probabilmente per un errore, uno scambio di provette, visto che il quantitativo di profilo genetico di Chiara è equivalente a quello trovato sul cucchiaino della colazione.
Resterebbe da capire, se questa ipotesi fosse confermata, se i carabinieri ne fossero consapevoli o meno. Nella relazione i consulenti dei pm danno conto di quei due file che evidenziavano "l'assenza di picchi elettroforetici nei profili e, quindi, nessun profilo utile". File che avevano come "run date" indicata il 10 settembre 2007 e "date modified" il 20 settembre 2007. Su questo "modified", ossia modificato, i consulenti della famiglia Poggi fanno notare che in realtà il 20 quei file furono solo aggiornati. Per i legali dei familiari di Chiara nessun dato nuovo, quindi, tranne il suo Dna sui pedali. Negli accertamenti di Previderé e Grignani si dà conto pure dei verbali delle operazioni tecniche effettuate dal capitano Alberto Marino, sentito come teste. Il 10 settembre 2007 fu eseguito "un combur test a campione" con "esito negativo" e solo il giorno successivo, l'11, annota Marino, vengono raccolti "campioni sui pedali". Poi, il 24 settembre, giorno del fermo di Stasi, Marino deposita nelle indagini la "relazione preliminare" su quegli accertamenti, nella quale segnala che "i primi prelievi" sono stati effettuati sui pedali della bici bordeaux l'11 settembre e che è stato raccolto il campione cosidd