// PUNTO INFORMATICO — CRONACA
Monete virtuali nei giochi: indagine su dieci aziende
La Commissione europea ha comunicato l’avvio di un’indagine da parte della Consumer Protection Cooperation (CPC) Network su dieci aziende che sviluppano giochi. Le autorità nazionali che verificano il rispetto della normativa UE in materia di tutela dei consumatori chiedono di adottare pratiche più trasparenti in relazione all’uso delle monete virtuali. Al momento si tratta di semplici suggerimenti, quindi non sono previste sanzioni.
CPC Network e Commissione europea collaborano per garantire il rispetto dei diritti dei consumatori che giocano, con particolare riguardo agli utenti vulnerabili e ai minori. In diversi giochi sono disponibili monete virtuali per l’acquisto di vari oggetti. Alcuni sviluppatori sfruttano tecniche ingannevoli, come un conto alla rovescia, per invogliare all’acquisto. Le autorità sottolineano inoltre l’uso di esplicite richieste ai minori, vietate dalla legge.
Nel 2025 era stato avviato un dialogo con l’industria dei videogiochi per garantire l’allineamento ai principi chiave, ma non ha prodotto risultati soddisfacenti. Sono stati quindi individuati diversi giochi che richiederebbero un’ulteriore valutazione, tra cui Hunt: Showdown 1896, Forge of Empires, Candy Crush Saga, Minecraft, Mech Arena, Gardenscapes, Valorant, Clash of Clans e For Honor.
L’indagine avviata oggi riguarda quindi Crytek, InnoGames, King.com Operations, Mojang, Plarium Europe, PLR Worldwide Sales, Riot Games, Supercell e Ubisoft. Queste aziende devono garantire l’applicazione dei seguenti principi:
La CPC Network ha inoltre avviato un’azione nei confronti di Activision Blizzard per garantire il rispetto del diritto dei consumatori nei giochi Diablo Immortal e Call of Duty Mobile. Le autorità vogliono esaminare come vengono vendute le valute virtuali di gioco, come vengono raccolti i dati personali dei giocatori, se i giochi hanno design che creano dipendenza, le impostazioni standard per il controllo parentale, il marketing diretto ai bambini, la visualizzazione di informazioni precontrattuali e il blocco degli account di gioco.