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Ex Ilva, la Corte di Milano conferma il blocco degli altoforni
La Corte d'Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell'ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha infatti respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI spa, che avevano chiesto la sospensione della decisione sul blocco dell'area a caldo in vista dell'udienza della Cassazione, a cui hanno fatto ricorso, già fissata per il 20 ottobre.
"La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso". E' il commento dell'avvocato Ascanio Amenduni, legale dei cittadini di Taranto che hanno intentato la causa civile davanti ai giudici milanesi, sezione imprese, che ha portato al blocco dell'area a caldo dell'ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre. Oggi, infatti, la Corte d'Appello di Milano ha rigettato "i ricorsi proposti da Ilva Spa e da Acciaierie d'Italia Spa" in amministrazione straordinaria, con i quali era stata "chiesta la sospensione dell'efficacia esecutiva del decreto" della Corte dello scorso luglio.
Il 30 settembre, davanti ai giudici, si era tenuta la discussione delle parti. Anche il sostituto pg Angelo Renna aveva chiesto di respingere la nuova istanza di sospensiva, dopo quella rigettata già l'11 settembre. I legali della ex Ilva e di AdI, invece, avevano ribadito le loro ragioni, ossia il danno irreparabile - sostenevano - dovuto allo spegnimento e avevano chiesto tempo fino a dopo il giudizio della Cassazione, fissata per il 20 ottobre. Ascanio Amenduni, l'avvocato dei cittadini tarantini, invece, aveva spiegato che, essendo ora "l'impianto al minino", non c'era nemmeno alcun "pregiudizio irreparabile".
Secondo la Corte, come si legge nell'ordinanza di 12 pagine, "la fissazione dell'udienza" della Suprema Corte non cambia nulla, rispetto ai precedenti provvedimenti che hanno indicato la prevalenza del diritto alla salute, date le emissioni nocive degli impianti e la presenza di amianto. Non cambia nulla, si legge, "rispetto al passato in ordine alla tutela sostanziale degli interessi coinvolti" e la fissazione di quell'udienza è solo "meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione"
Il "pericolo" che consegue "all'eventuale 'spegnimento' degli altiforni" deve cedere "rispetto al preminente diritto alla salute nell'ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi". La tutela "del diritto alla salute", infatti, è "comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell'interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali". Lo scrive la Corte d'Appello di Milano, sezione imprese (giudici Ondei-Del Vecchio-Cortelloni), nel provvedimento con cui ha respinto la seconda istanza di sospensiva dei legali dell'ex Ilva e di AdI, confermando di fatto il provvedimento di luglio sul blocco dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico tarantino da mettere in atto entro il 28 ottobre.
"Basta alibi, il governo dia risposte. Siamo di fronte all'ennesima sentenza che, come tutte le altre, rispettiamo. Ma l'esigenza che questo rispetto venga riconosciuto alla città diviene contestualmente sempre più urgente". Lo afferma il sindaco di Taranto Piero Bitetti commentando la decisione della Corte d'Appello di Milano. "Gli alibi per chi deve assumersi delle responsabilità - aggiunge - vengono periodicamente meno e l'attesa verso i verdetti della magistratura comincia a non essere più sufficiente per rinviare le decisioni. La tutela della salute è ormai scolpita a caratteri nitidi nelle coscienze di tutti. Ora tocca al governo dire cosa intenda fare di Taranto, quali scelte di politica industriale vuole mettere in atto". Se, osserva ancora il primo cittadino, "stiamo assistendo all'epilogo della siderurgia in riva allo Ionio, da Roma ci attendiamo investime