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Le voci dei ragazzi a Parigi: 'Noi sacrificati, basta precarietà'
"Basta precarietà a scuola. Priorità all'istruzione": è una marea umana pacifica e forte delle sue rivendicazioni quella che ha sfilato a Parigi nel 'terzo atto' della mobilitazione studentesca tra Place de la République e Place de la Nation, prima che la furia devastatrice di alcune centinaia di black bloc non venisse ad eclissare la legittima protesta dei giovani che sognano una scuola migliore.
Un ragazzo, con la testa sanguinante, è stato soccorso dai medici di strada. La situazione si è fatta tesa verso la fine del corteo, quando alcuni manifestanti hanno lanciato oggetti, pietre e coni stradali contro le forze dell'ordine, che hanno replicato con gas lacrimogeni e granate stordenti.
"E' vero che brucia tutto, ma quello che più brucia è il nostro cuore", dice Elwann, liceale parigino divenuto una sorta di portavoce della mobilitazione studentesca. Come tanti compagni, il giovane iscritto al Lycée Jacques Decour, nel nono arrondissement di Parigi, invoca nelle tante interviste rilanciate sul web più personale e risorse per la scuola, l'abrogazione di 'Parcoursup', la riforma accusata di affidare a un algoritmo il futuro dei giovani, ma anche la ristrutturazione di edifici scolastici ritenuti vetusti.
Malgrado si trovi in avenue Trudaine, uno dei viali più eleganti del nono arrondissement, sulle pendici di Montmartre, anche la sua scuola è in condizioni pietose, 'impacchettata' da anni da una sorta di maxi-rete da pesca per evitare i crolli. "Oggi - denuncia il ragazzo biondo con la kefia al collo - soprattutto in banlieue, non ci sono nemmeno più i mezzi per pagare il riscaldamento l'inverno. E anche qui non tutti i caloriferi sono in funzione.
Ci sarebbe poi da isolare il tetto per non soffocare l'estate: credo che questi siano requisiti minimi per poter studiare in buone condizioni", protesta il ragazzo nuovo paladino della protesta. Anche se non mancano le critiche, soprattutto a destra, dopo che il giovane è stato visto abbracciarsi con il leader della France Insoumise (Lfi) e candidato alle presidenziali del 2027, Jean -Luc Mélenchon, in piazza per arringare i giovani e intonare con loro la Marsigliese. Mentre il sindaco Lfi di Saint-Denis, Bally Bagayoko, è stato evacuato dalla folla per un probabile malore.
Nella capitale, il corteo era partito poco dopo le 14 da Place de la République in direzione Place de la Nation, sotto al sole di una splendida ottobrata parigina. Per l'occasione, la statua della 'Marianne repubblicana', è stata 'vestita' di uno striscione con lo slogan 'Lycées delaissés, jeunesse sacrifiée' ('Licei trascurati, gioventù sacrificata'). Nella piazza presidiata da centinaia di camionette della polizia e agenti Crs in tenuta antisommossa, l'ordine di scuderia era quello di evitare gli scontri. Persino alcuni genitori hanno accompagnato i figli al corteo, con l'intento di proteggerli da eventuali violenze.
"Le immagini che abbiamo visto sono un disastro per la democrazia. Oggi, temo più che mio figlio venga esposto alla violenza della polizia che a quella di un casseur'', dice Adeline, che ha preso un giorno di permesso al lavoro per accompagnare il figlio liceale alla manifestazione. "Lacrimogeni agli stupratori, non ai minori", recita uno dei tanti slogan branditi in piazza. Malgrado gli appelli alla calma e il servizio d'ordine messo in campo dal sindacato Cgt, con centinaia di partecipanti in casacca rossa ad inquadrare il corteo lungo 3,3 km, gli incappucciati sono comunque riusciti ad entrare in azione al grido di "Tout le monde déteste la police!".
A fine giornata, lungo il Boulevard Voltaire, gli ingressi delle banche risultavano vandalizzati e coperti di scritte, come quelli di due o tre boutique. In tanti negozianti, in vista della protesta, avevano blindato le loro vetrine con grossi pannelli di legno in funzione anti-casseurs. Una precauzione ormai quasi abituale a Parigi.