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Canonical rende LXD un'alternativa VMware più credibile
Canonical ha rilasciato LXD 6.9, una versione che sposta l'attenzione dalla semplice gestione di container e macchine virtuali alla compatibilità con lo storage enterprise già installato nei data center. La novità principale è l'arrivo di un driver nativo per Dell PowerStore, affiancato da un nuovo connettore Fibre Channel e dal supporto aggiornato a Dell PowerFlex 5.
LXD nasce come piattaforma open source per amministrare container di sistema e macchine virtuali KVM su host singoli o clusterizzati, ma negli ultimi tempi Canonical sta rafforzando le funzioni che servono a chi valuta alternative a VMware: clustering, live migration, replica per disaster recovery, driver CSI per Kubernetes e gestione centralizzata delle risorse.
Il punto più concreto riguarda il modo in cui vengono creati e gestiti i volumi delle istanze. Senza un driver specifico, LXD tende ad appoggiarsi a ZFS, LVM, Btrfs o Ceph, oppure usa array esterni come semplici LUN da suddividere lato host. Con il nuovo driver, i volumi possono essere provisionati direttamente sull'array, sfruttando snapshot, cloni e thin provisioning offerti dalla piattaforma storage.
PowerStore entra così nella lista degli array gestiti direttamente da LXD insieme a Dell PowerFlex, Pure Storage e HPE Alletra. Al lancio sono supportate connessioni iSCSI e Fibre Channel, un dettaglio non secondario per le aziende che hanno ancora fabric SAN consolidate e non vogliono ricostruire l'infrastruttura storage attorno alla piattaforma di virtualizzazione.
Il nuovo connettore Fibre Channel è pensato come livello di trasporto generale, quindi non resta limitato a PowerStore: in prospettiva potrà essere adottato anche da altri driver di storage remoto. Canonical ha inoltre rinominato la modalità pool NVMe/TCP da “nvme” a “nvme/tcp”, con migrazione automatica dei pool esistenti durante l'aggiornamento.
Sul fronte Dell PowerFlex, il driver ora supporta PowerFlex 5, include i thin clone e rileva automaticamente la versione software dell'array, mantenendo la compatibilità con PowerFlex 4. Anche il driver ZFS riceve un'accelerazione pratica: LXD può memorizzare nella cache le varianti immagine corrispondenti alla configurazione di un'istanza, evitando di ricostruire il clone a ogni deployment ripetuto.
La release aggiunge anche pool per bilanciatori di carico sulle reti OVN con controlli di salute, log degli eventi di sicurezza conformi OWASP instradabili verso Grafana Loki e protezione del quorum durante le evacuazioni dei cluster. Canonical segnala inoltre correzioni per undici CVE, incluse vulnerabilità legate ad attacchi tramite symlink in immagini preparate ad hoc e bypass delle restrizioni di progetto.
Resta una cautela operativa: LXD 6.9 è una feature release e Canonical non la indica come scelta consigliata per ambienti di produzione. Le organizzazioni che vogliono queste funzioni con un ciclo di supporto più stabile dovranno attendere la prossima LTS, mentre chi vuole provarle può usare il canale 6/stable dello snap, con base aggiornata da core24 a core26.
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