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Le console non si vendono più: ci avviciniamo ad un nuovo crash come nel 1983?
Negli Stati Uniti si vendono sempre meno console: nei primi otto mesi del 2026 le vendite di Xbox hanno raggiunto il minimo storic (-33% rispetto allo stesso periodo del 2025) ma non se la passa meglio PlayStation con un calo del 25% e vendite mai così basse dal 2013. Ma cosa sta succedendo?
I prezzi aumentano, anzi schizzano alle stelle (GameStop vende le PS5 PRO usate a oltre 1.400 dollari negli Stati Uniti) e per comprare una console Xbox o PS5 i giocatori americani devono spendere mediamente tra il 20 e il 30% in più rispetto allo scorso anno.
Un problema concreto, dicono gli analisti di settore, che sperano nel lancio di GTA 6 a novembre per ravvivare le vendite di console, abbonamenti e accessori. E probabilmente una ripresa nel breve periodo ci sarà, tuttavia c'è chi teme l'alba di un nuovo grande crash del mercato dei videogiochi, come accaduto nel 1983.
In Nord America in quell'anno sciagurato i ricavi del settore crollarono da 3.2 miliardi di dollari a 100 milioni di dollari nel giro di pochissimi mesi a causa della saturazione del mercato, di giochi non all'altezza delle aspettative e dell'enorme concorrenza degli home computer dai prezzi più bassi rispetto alle console. Lo scenario attuale è certamente diverso rispetto a quello di 43 anni fa, su questo non ci sono dubbi, tuttavia possiamo riscontrare alcuni tristi punti in comune.
Le console ed i videogiochi oggi costano troppo e per una famiglia media sostenere questi costi diventa sempre più difficile e lo stesso vale per un ragazzo giovane che vuole comprare una nuova console. E poi, sopratutto, ne vale la pena? I grandi capolavori usciti negli ultimi anni si contano sulle dita di due mani e il mercato si è riempito di giochi più che buoni ma che spesso passano inosservati o che non vengono acquistati proprio a causa del prezzo elevato, con rare eccezioni.
Le esclusive non sembrano più rappresentare un vero traino per le vendite hardware con FC, Fortnite, Call of Duty e Minecraft che di fatto rappresentano i giochi più venduti e giocati ogni anno su console. Un gioco come Marvel's Wolverine sembra essersi fermato a poco più di due milioni di copie vendute, in un simile scenario quanta voglia avrà Sony di continuare a investire centinaia di milioni di dollari in progetti di questa portata? E Microsoft non è esente dal discorso, con Gears of War E-Day che non sembra aver impressionato a livello commerciale al lancio su Xbox e PC.
I veri concorrenti delle console oggi non sono gli home computer ma gli smartphone con titoli di successo come Roblox e Brawl Stars. Un mercato contro il quale le console non possono assolutamente competere: Brawl Stars gira anche su un cellulare entry level da 200 euro, non bisogna comprare un dispositivo dedicato al gioco e spesso vecchi smartphone o tablet vengono riciclati come console di gioco per i più piccoli, a costo zero. Anche per giocare su PC i costi aumentano, CPU, GPU e memorie RAM continuano ad aumentare di prezzo e i giocatori tendono quindi ad accontentarsi di quello che hanno anziché ricorrere a soluzioni dispendiose.
E infine c'è il problema dei videogiochi in formato fisico: dal 2028 non esisteranno più giochi su disco per PlayStation e c'è chi teme che questo possa rappresentare un problema per il mercato, con i consumatori assolutamente non disposti a spendere 80 euro (quando va bene) per avere in mano solamente un contenuto digitale. Ad oggi le vendite digitali rappresentano oltre l'80% delle vendite software totali su PlayStation, Microsoft e Nintendo dal canto loro giurano che non abbandoneranno il formato fisico ma sicuramente l'addio ai dischi da parte di un big player come PlayStation causerà non pochi problemi anche ai grandi rivenditori.
E quindi, cosa succederà? Ci sarà un nuovo crash con successivo reset del mercato o assisteremo ad un progressivo abbandono di questo hobby da parte dei giocatori, fino a quando i videogiochi diventeranno nuovamente un passatempo di nicchia per pochi facoltosi? Gli sc