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Confindustria: 'Serve un Pnrr 2.0, sbloccare il risparmio privato'
Con il Pnnr in dirittura di arrivo, per investimenti e sostegno alla crescita nel 2027 "la spinta c'è ancora ma si attenua. È come togliere l'acceleratore. Non ci sarà un crollo degli investimenti ma l'economia deve trovare altre gambe per crescere. Questa è la sfida vera", avverte il direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini, che - in un colloquio con l'ANSA - lancia l'idea di "un nuovo Pnrr: un Pnrr 2.0". E indica come reperire risorse: "La via è quella di avvicinare il risparmio privato all'investimento pubblico".
"Uno degli obiettivi principali del nostro Paese deve essere quello di sbloccare il risparmio privato, un ammontare spaventoso: 1.500 miliardi fermi sui conti correnti a rendimento zero, 400 miliardi dei fondi di previdenza". Vanno "create misure di incentivo e disincentivo perchè una parte di queste risorse affluisca su progetti pubblici. E' tra le nostre proposte per la manovra". Sbloccare "anche solo l'1% dai conti correnti ed il 2,5% dai fondi pensione" significherebbe immettere nell'economia reale "25 miliardi: una spinta notevolissima".
L'impatto del Pnrr sul Pil è stato "significativo. Senza non saremmo cresciuti. Le simulazioni del nostro centro studi indicavano già un anno fa che senza Pnrr il 2025-26 sarebbe stato di stagnazione", sottolinea Tarquini. Da qui la necessità di "non fermarsi", "non possiamo considerare il Pnrr una parentesi. Siamo entrati in quel percorso, ci dobbiamo restare".
Il dg di viale dell'Astronomia lo indica anticipando i contenuti di un approfondimento che il centro studi di Confindustria diffonderà con il rapporto di autunno sulle previsioni economiche. Il Pnrr, indica, "sostiene la metà della crescita prevista per l'economia italiana nel 2026. Le stime dell'Upb attribuiscono un contributo di circa 0,5 punti percentuali". Mentre per il 2027 "è come togliere l'acceleratore". Una prospettiva che pesa di più sui "comparti che si sono retti su incentivi e commesse legate al Pnrr: costruzioni, infrastrutture, efficientamento edilizio e filiere dell'energia e della rigenerazione urbana. Se si ferma il flusso di incentivi vanno in sofferenza prima".
E' necessario mantenere ancora una spinta agli investimenti ma non si può pesare troppo sui conti pubblici: "Non c'è spazio per altro debito. Il deficit è al 2,9%, l'uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo è possibile nel 2027, gli interessi pesano il 4,1% del Pil. Compromettere questo percorso costerebbe più di quanto darebbe. E quindi ben venga la prudenza sui conti pubblici adottata dal Governo".
Il giudizio di Confindustria sul Pnrr, sul percorso fin qui fatto, "è complessivamente positivo: su un Piano così vasto e complesso, e con scadenze così rigide, non era scontato", anche perchè "non abbiamo mai brillato per l'uso dei fondi, in questo caso invece la prestazione della pubblica amministrazione è ottima. Il Pnrr ha sostenuto gli investimenti, ha ridotto ritardi cronici come su Giustizia e pagamenti della P.a, ha migliorato il funzionamento della Pubblica Amministrazione. Di contro - evidenzia ancora Tarquini -, credo che il giudizio definitivo dipenda da una domanda a cui oggi non possiamo ancora rispondere adeguatamente: gli investimenti e le riforme hanno alzato in modo permanente la produttività? In altre parole, il Piano è stato in grado di trasformare le risorse impiegate in benefici economici e sociali duraturi? Finché non lo sapremo il giudizio resta incompleto".