// PUNTO INFORMATICO — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
YouTube Music, arrivano le etichette per la musica creata con l’AI
Ci si commuove sul ritornello, scappa pure una lacrima, poi si scopre che il cantante non ha mai avuto un’ex che gli ha spezzato il cuore… Ma è tutto artificiale, e YouTube Music ha deciso di darci un taglio o quasi.
La novità è un sistema di etichette per i brani creati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale generativa. Vale per la composizione e anche per la voce. Il bollino compare nella pagina del player. Se si clicca sopra, si ottiene qualche dettaglio in più su quanto l’AI abbia davvero messo le mani nel pezzo. Le etichette arriveranno anche nell’app principale di YouTube, non solo in quella musicale.
Per scovare i brani sospetti, YouTube dice di essersi appoggiata ai partner musicali e ai propri strumenti di rilevamento. Chi carica musica può dichiarare l’uso dell’AI scegliendo una delle tre formule:
Eh già… L’Auto-Tune, che per anni ha fatto discutere, oggi passa per l’ultimo baluardo della purezza artigianale. A che livello siamo arrivati.
Il motivo di tutto questo è che le piattaforme sono invase dalla musica AI, e ogni servizio sta improvvisando la propria linea di difesa.
Apple Music prevede di introdurre le etichette “Made With AI”, dentro i suoi AI Transparency Tags, entro la fine dell’anno. Spotify ha già le sue etichette e un filtro anti-spam musicale. Deezer è la più severa. A luglio ha raccontato di ricevere quasi 90.000 brani interamente generati dall’AI al giorno. Li etichetta, li esclude dalle raccomandazioni algoritmiche e dalle playlist editoriali, e trattiene le royalty dei flussi fraudolenti. Sta lavorando anche a un filtro che permetterà agli utenti di nascondere i brani creati dall’AI.
Le etichette di YouTube servono a informare chi ascolta, non a sbarrare la porta. Il fatto che un brano sia fatto con l’AI, da solo, non lo rende inadatto alla monetizzazione. Il bollino compare, ma i soldi continuano ad arrivare.
Non è un’incoerenza, anzi, YouTube gioca in tutti e due i campi. Ha strumenti come Dream Track, che permette a creatori selezionati di generare colonne sonore con versioni AI delle voci di artisti partecipanti. Metterci l’etichetta e continuare a vendere i ferri del mestiere ha una sua logica cinica, ma è difficile chiamarla neutralità.