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Primetime - La recensione
Di tutti i film della selezione ufficiale dell'ultima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Primetime è stato – per ammissione del direttore artistico, Alberto Barbera – l'ultimo a entrare in concorso. Il motivo riguardava l'incerta presenza al Lido della sua star principale, Robert Pattinson, impegnato con la lavorazione di The Batman: Part II, ma potrebbe non essere l'unica ragione. Infatti, l'ultima opera del regista di documentari Lance Oppenheim racconta fortune e sfortune del controverso docureality To Catch a Predator, un prodotto audiovisivo del tutto oscuro agli spettatori italiani (nonostante la messa in onda sul canale ClassTV), ma che oltreoceano fece parecchio rumore durante il primo decennio degli anni Duemila.
Ideato da Chris Hansen e concepito come segmento seriale del popolarissimo programma di approfondimento giornalistico sensazionalistico Dateline, del network NBC, di cui divenne presto la colonna portante, To Catch a Predator vedeva la troupe dello stesso Hansen dare la caccia a dei potenziali predatori sessuali di minori. La dinamica era la seguente: il soggetto veniva prima "agganciato" in una chat online da membri delle forze dell'ordine che si fingevano minorenni, gli veniva dato appuntamento in un luogo (abitualmente, una casa sicura utilizzata per operazioni sotto copertura), e in quel momento Hansen compariva sulla scena per intervistare il soggetto prima del suo arresto.
Nonostante le reazioni contrastanti per via delle tematiche di fondo e i toni scabrosi e cupi, To Catch a Predator ebbe parecchia fortuna, almeno finché le cose non precipitarono drasticamente nel 2008, quando fu cancellato da NBC in quella che sarebbe dovuta essere la sua quinta stagione.
A detta del suo creatore, lo show aveva semplicemente raggiunto il suo naturale decorso, ma chi conosce la storia sa già che To Catch a Predator superò i propri limiti quando, nel 2007, si occupò del caso di Bill Conradt, il vice procuratore distrettuale della contea di Rockwall, in Texas, che si suicidò con un colpo di pistola e sotto l'occhio della troupe di Hansen mentre la polizia stava notificandogli un mandato di perquisizione, dopo essere stato sorpreso a conversare e scambiarsi materiale pedopornografico con Dan Schrack, un volontario dell'Associazione Perverted-Justice che si fingeva tredicenne.
Da lì scoppiò uno scandalo subito assorbito da un accordo extragiudiziale da centocinque milioni di dollari che gli eredi di Conradt ebbero da Dateline, a cui seguirono tentativi, da parte di Hansen, di far rivivere lo show attraverso dei "cloni" distribuiti tra il 2016 e il 2022. Dell'ascesa e caduta di To Catch a Predator, nemmeno un anno fa, ha indagato anche David Osit attraverso il documentario Predators, presentato al Sundance Film Festival e poi distribuito da MTV nel solo territorio statunitense.
Attraverso l'esplorazione di una community di fan su Reddit, venuta in possesso di materiale inedito scartato dal montaggio definitivo delle puntate del docureality perché ritenuto troppo esplicito, Osit esplora le ragioni dietro al successo e alle verità scabrose dello show grazie a contributi storici e un'intervista con lo stesso Hansen; un progetto tuttavia estraneo a Primetime, forse perfino indirettamente concorrenziale nella sua accomunanza tematica.
Tuttavia, se vogliamo parlare di fonti ufficiali dietro all'opera terza di Oppenheim, queste vanno ricercate tutte nell'articolo di Luke Dittrich apparso su Esquire nel 2007 e intitolato Tonight on Dateline This Man Will Die. Un piccolo gioiello di scrittura che non solo esplora gli eventi e le ragioni che hanno infine portato all'evento delittuoso che ha poi messo la parola fine a To Catch a Predator attraverso una ricostruzione filologica e accurata, ma anche tutto il mondo intorno tra passato e presente storico dei suoi protagonisti.
Non che dovesse essere necessariamente interpretata come una via maestra da seguire passo passo, chiaro, ma tra la traccia lasciata dall'articolo