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Lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano occupano l'aeroporto di Genova, protesta ad oltranza
Prosegue a oltranza l'occupazione dell'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova da parte dei lavoratori dell'ex Ilva di Cornigliano. La decisione è arrivata al termine dell'incontro avuto in prefettura con la prefetta Cinzia Torraco e in collegamento con i commissari, incontro che non ha dato gli esiti sperati. "Chiediamo un impegno politico formale - spiega il delegato Fiom Armando Palombo -, quattro righe scritte per tenere le bocce ferme fino all'incontro del 27 ottobre. Il tavolo è a Palazzo Chigi con il sottosegretario Mantovano, la questione è di rilevanza strategica nazionale. Fino ad allora non ci muoviamo: ci dormiamo qua".
"I lavoratori - ha spiegato Nicola Appice, rsu Fim Cisl - non capiscono il motivo per cui la cassa integrazione sia stata inviata venerdì sera e perché già al mattino ci fossero segnali in azienda che lasciavano prevedere la fermata di Genova prima ancora di finire i rotoli ancora dentro da lavorare".
"Dichiariamo ufficialmente che l'aeroporto è occupato", avevano dichiarato questa mattina lavoratori ex Ilva di Cornigliano appena entrati nella zona imbarchi del 'Colombo' di Genova.
La manifestazione è stata decisa dopo la notizia della richiesta di una nuova cassa integrazione da parte dell'azienda. "Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo paese se le questioni non esplodono non si arriva a capo di nulla", ha detto Armando Palombo (Fiom) aprendo l'assemblea dei lavoratori dell'ex Ilva di Genova Cornigliano, denunciando lo strappo dei commissari: "Mercoledì hanno firmato a Roma e inviato al prefetto una lettera che garantiva la continuità produttiva. Venerdì, a mezzanotte, hanno inviato una Pec prendendo in giro tutta la città: chi firma mercoledì una carta bianca e venerdì una nera è uno scellerato. Genova non può aspettare dieci anni per il green mentre il mercato tira: i rotoli devono arrivare subito".
Nicola Appice (Fim Cisl) ha posto l'accento sulla vertenza complessiva e sull'imminente pronunciamento della Cassazione per Taranto: "I tre giorni sotto la prefettura sembravano aver garantito una fornitura temporanea di 35 mila tonnellate di coils per non fermare Genova. Poi venerdì è arrivata la comunicazione di una cassa integrazione che rischia di bloccare interi reparti, compresi quelli impiegatizi. Se si fermano quelli, rischia di bloccarsi tutta la lavorazione rimasta. Serve garantire gli approvvigionamenti subito: siamo pronti a qualsiasi cosa per salvare il lavoro". A chiudere gli interventi dal palco è stato Fabio Ceraudo, di Usb, che ha ribadito la necessità per Genova di difendere il proprio presidio industriale.
"Resteremo qui - ha urlato Armando Palombo (Fiom) tra gli applausi e i cori dei lavoratori - finché questo governo non ci dà una risposta. Finché il governo, che ha messo i commissari, non fa alzare il culo ai commissari da Roma e ci dà una risposta chiara, molto chiara". I lavoratori hanno lasciato un corridoio aperto perché i passeggeri presenti possano imbarcarsi. Poi si sono seduti a terra, picchiando con i caschi sul pavimento.
I lavoratori ex Ilva hanno 'chiuso' anche il corridoio lasciato aperto in precedenza per consentire ai passeggeri dell'aeroporto Colombo di Genova di raggiungere i gate di imbarco. Brevi momenti di tensione si sono verificati tra manifestanti e le persone in attesa di accedere ai banchi di check in. Intanto in aeroporto è arrivato anche lo striscione dei lavoratori di Ericsson (l'azienda ha annunciato 131 licenziamenti, ndr) in solidarietà con i metalmeccanici ex Ilva.