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Phishing e conti svuotati, la banca deve rimborsare subito anche se il cliente è stato negligente
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Una truffa di phishing, un conto corrente svuotato e una banca che rifiuta di restituire il denaro perché il cliente avrebbe custodito male le proprie password. È una situazione nella quale possono ritrovarsi molti utenti dell’home banking. Ora una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, emessa il 15 ottobre 2026, chiarisce che la banca deve rimborsare immediatamente le operazioni non autorizzate anche quando sospetta una grave negligenza del cliente.
Il rimborso deve arrivare, in linea generale, entro la fine della giornata lavorativa successiva alla segnalazione. La banca potrà eventualmente chiedere in seguito la restituzione del denaro, ma dovrà dimostrare la responsabilità del correntista.
La decisione riguarda anche l’Italia e rafforza una tutela già prevista dalla normativa europea e nazionale.
La vicenda nasce in Polonia, dove una donna aveva pubblicato un annuncio su una piattaforma di compravendita. Un presunto acquirente le aveva inviato un link per confermare la vendita, apparentemente proveniente dal servizio utilizzato.
Il collegamento portava invece a un sito contraffatto che riproduceva quello della sua banca. Convinta di trovarsi su una pagina autentica, la donna aveva inserito le credenziali dell’home banking.
Il truffatore aveva quindi utilizzato quei dati per accedere al conto e trasferire circa 700 euro su un altro conto.
È un esempio di phishing, una tecnica che utilizza messaggi e pagine contraffatte per convincere le vittime a comunicare password, codici di sicurezza e altre informazioni riservate.
La cliente aveva segnalato l’operazione fraudolenta il giorno successivo, ma la banca aveva respinto la richiesta di rimborso.
Secondo l’istituto, la donna aveva agito con colpa grave, non proteggendo adeguatamente le proprie credenziali e rendendo così possibile il trasferimento.