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Hideo Kojima contro chi definisce Death Stranding un walking simulator: "Mi spaventa chi giudica senza provare"
In occasione del debutto giapponese di Digger, Hideo Kojima ha partecipato a un'intervista di coppia con il regista Alejandro González Iñárritu per le pagine di Gizmodo Japan, esprimendo forte preoccupazione per le modalità con cui i social media condizionano l'opinione pubblica. Nel corso del confronto, il cineasta messicano ha evidenziato come le persone tendano sempre più a ripetere quanto sentono o leggono online anziché sviluppare un pensiero critico autonomo, finendo per esprimere valutazioni approssimative su opere visive o cinematografiche mai fruite in prima persona e lasciandosi contagiare da narrazioni collettive distorte.
Kojima si è detto completamente d'accordo con l'analisi di Iñárritu, portando come esempio diretto l'esperienza vissuta con il lancio di Death Stranding. Il fondatore di Kojima Productions ha ricordato come il gioco sia stato etichettato da una vasta fetta di utenti come un mero "walking simulator" (ovvero un simulatore di camminate), una definizione riduttiva diventata virale e fatta propria anche da chi non aveva mai avviato il titolo. "Chi non ha mai giocato a Death Stranding ha iniziato a ripetere che si trattava solo di consegnare pacchi e camminare, come se lo avesse provato davvero", ha spiegato Kojima. "Questa percezione errata persiste tuttora, ed è ciò che mi spaventa di più".
A complicare ulteriormente il quadro, secondo il game director nipponico, è l'ingresso sempre più pervasivo dell'intelligenza artificiale negli algoritmi dei social network. La creazione di echo chamber che mostrano agli utenti esclusivamente contenuti in linea con le proprie preferenze riduce drasticamente l'esposizione a punti di vista differenti, eliminando la casualità e il confronto positivo.