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Resident Evil: Code Veronica ha avuto un impatto negativo sulla serie, spiega un ex Capcom
Mentre la maggior parte degli appassionati individua in Resident Evil 7 il punto di svolta che ha riportato la saga alle sue origini survival horror dopo la deriva action di Resident Evil 5 e Resident Evil 6, una nuova prospettiva arriva da un ex membro chiave di Capcom. Miguel Corti, ex senior manager entrato nello studio nel 2007, ha condiviso su Blusky (via GamingBolt) una serie di retroscena sullo sviluppo del settimo capitolo e sulla storia del franchise. Secondo Corti, il vero responsabile del cambio di rotta verso toni più più action non sarebbe da ricercare nei capitoli dell'era PS3/Xbox 360, bensì in Resident Evil: Code Veronica, uno dei titoli più amati ma anche tra i più complessi della serie.
"Tutti sembrano dimenticarsi di Code Veronica", ha spiegato Corti nei suoi post. "C'è una linea diretta che collega CV a RE 5 e 6: il primo è il gioco in cui la serie è andata fuori dai binari, cercando di ammassare quante più ambientazioni e trame possibili in un disco Dreamcast". L'ex dirigente ha evidenziato come la sequenza cinematografica d'apertura del gioco- un palese omaggio allo stile d'azione esagerato di John Woo e Die Hard privo di elementi horror - abbia tracciato un precedente poi ereditato dai capitoli successivi. Il problema fondamentale, secondo Corti, risiedeva nel fatto che molti sviluppatori interni a Capcom considerassero Code Veronica il miglior capitolo dell'era classica, preferendolo ai primi giochi e vedendolo quindi come il modello da seguire.
Successivamente, la serie di Resident Evil ha iniziato lentamente ad allontanarsi dalle atmosfere da survival horror introducendo più elementi d'azione. Il quarto capitolo ha ricevuto molti apprezzamenti, e i successivi due hanno portato questa impostazione all'estremo. Resident Evil 7 ha rappresentato, in un certo senso, un ritorno alle origini, poi completato con Village e Requiem.