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'Leader' autonomia e Aska, scontri a cortei causati da approccio polizia
"Una volta con le forze
dell'ordine c'era una interlocuzione. Si dialogava, si
discuteva. Oggi non è più possibile. L'approccio della polizia è
solo muscolare. Ed è per questo che si creano le
contrapposizioni, i fermi, gli arresti". Giorgio Rossetto, 64
anni, figura storica dell'autonomia in Italia, analizza così gli
incidenti che si sono verificati sabato scorso a Torino durante
il corteo contro il riarmo. Ne ha parlato oggi in Corte
d'appello, nel capoluogo piemontese, mentre era interrogato nel
maxi processo Askatasuna, dove compare tra gli imputati di
associazione per delinquere. Il 24 ottobre scorso Rossetto era
fra i manifestanti in piazza Castello. "C'erano - ha raccontato
- diecimila persone. Chiedevano solo di fare un pezzo di corteo
in via Po, e un tempo, dopo qualche discussione, le avrebbero
fatte passare. Oggi no, non si può, ci sono solo gli ordini di
servizio che arrivano dalla questura, dalla prefettura, da
ancora più in alto, 'in via Po non si passa'. È chiaro che si
creano le contrapposizioni". Rossetto ha respinto l'accusa di
essere uno dei leader di Askatasuna e del movimento No Tav della
Valle di Susa. Poi ha parlato di "bufale". "Il corteo - ha detto
- era composto da studenti, sindacati, partiti, gruppi
ambientalisti. Eppure il nome di Askatasuna, che dopo lo
sgombero non esiste neanche più come luogo fisico, ha continuato
a essere usato dai giornali e dai politici come fosse un brand.
Se un ragazzo di Torino va a manifestare a Milano o da un'altra
parte sembra che porti il 'verbo' di Aska. È evidente che sono
tutte bufale".
'Leader' autonomia e Aska, scontri a cortei causati da approccio polizia
TORINO,
26 ottobre 2026, 11:03
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