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Un Tamagotchi targato Meta? È Waddle World
Chi ricorda quel pulcino di plastica che strillava alle tre di notte perché aveva fame, e ci si doveva alzare per sfamarlo come un genitore esausto? Meta lo ha riesumato, gli ha dato una mano di pixel art e ci ha infilato dentro l’intelligenza artificiale. Per ora lo tiene nascosto in un angolo del mondo.
L’app si chiama Waddle World ed è sbarcata su iOS e Android, ma solo nelle Filippine, per ora. A scovarla è stato il consulente di social media Matt Navarra. Per sapere se e quando arriverà altrove bisognerà aspettare. Meta è stata contattata, ma una risposta, al momento, non c’è.
• 🧠 Remembers your conversations• 📝 Creates illustrated journals• 💌 Sends personalised postcards• 🎮 Lets you feed it and play games
Currently available in the Philippines. pic.twitter.com/S8WJJFNE9R
Si sceglie un animaletto virtuale, lo si fa crescere, gli si dà da mangiare e si gioca. Il Tamagotchi in versione 2026, insomma, con qualche trucco in più nella manica.
La descrizione ufficiale gira attorno al concetto di non-obbligo con un’insistenza quasi sospetta. È un piccolo mondo in stile 16-bit in cui prendersi cura di un animaletto virtuale fatto di pixel. Lo si crea e si torna a trovarlo quando si vuole, mentre lui impara a conoscere chi lo accudisce. Non ci sono serie di accessi quotidiani da mantenere né punteggi da migliorare: si gioca con i propri tempi, senza pressioni.
Non è un chatbot, non è un assistente, non è uno strumento di produttività, è un animale e un luogo. Si può restare due minuti o venti, tanto lui sarà contento comunque. Un animaletto che non rinfaccia le assenze.
Sotto la superficie da videogioco d’altri tempi c’è anche un diario. Si racconta la propria giornata a voce o per iscritto, e il compagno pixelato ascolta. Poi la mette giù a modo suo: una voce tutta sua, una pagina, un piccolo scarabocchio a corredo.
Ci sono anche minigiochi da pochi minuti. E una volta a settimana l’animaletto può mandare un’email basata su quello che ha imparato dall’utente.
Il divieto ai minori di 18 anni e il fatto che non sia un chatbot non sono casuali. Character.AI e OpenAI sono finite in tribunale con accuse pesantissime: aver fatto del male ad adolescenti con i loro prodotti. Meta sembra voler restare lontana da quel terreno minato, evitando di costruire l’ennesimo “amico” artificiale con cui parlare per ore..