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Uccisa in un agguato in Calabria, in centinaia ai funerali
"Trasformare le ferite
della nostra terra in feritoie di nuova grazia". È il monito
lanciato da don Pietro Groccia durante l'omelia per i funerali
di Silvana Sibarelli, la donna di 64 anni uccisa venerdì scorso
a Lattughelle, frazione di Cassano allo Ionio, in un agguato
mafioso nel quale è rimasto ferito il compagno, Damiano Pepe,
indicato con un boss della 'ndrangheta della zona. Centinaia di
persone si sono strette attorno ai familiari della donna,
gremendo non solo la chiesa di "Gesù Buon Pastore" a Sibari, ma
anche l'ampio piazzale antistante.
Durante la celebrazione, il parroco ha individuato nella
conversione la vera chiave ermeneutica per sradicare dal
territorio calabrese le piaghe e le dinamiche criminali che ne
frenano lo sviluppo e la speranza. "Io non sono nessuno per
condannare o scomunicare - ha ricordato don Groccia -, ma sono
stato mandato dal mio vescovo per annunciare il Vangelo della
risurrezione".
Nel richiamare l'azione incisiva di grandi pastori della
storia della Chiesa calabrese, dalla "primavera di Locri" di
monsignor Ciliberti alla testimonianza di monsignor Agostino nel
crotonese, fino alla citazione di monsignor Bregantini, don
Groccia ha auspicato che "sangue non chiami sangue" e che questo
"ennesimo abominevole misfatto, possa segnare la parola fine a
ogni forma di violenza".
All'uscita dalla chiesa, il feretro è stato salutato da un
lungo applauso, dal volo di decine di palloncini bianchi e dallo
sparo di alcune "batterie" di fuochi d'artificio.
Uccisa in un agguato in Calabria, in centinaia ai funerali
CASSANO ALL'IONIO,
30 ottobre 2026, 17:57
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