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Il gas dei palloncini è diventato strategico: perché chip e AI dipendono dall’elio
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Il gas che associamo ai palloncini è diventato una risorsa strategica per chip, calcolo quantistico e tecnologie avanzate. Gli Stati Uniti hanno appena inserito l’elio tra i materiali critici, perché la crescita della domanda e una filiera sempre più fragile rischiano di trasformarlo in un punto debole dell’industria tecnologica.
Per molti è il gas che fa volare i palloncini delle feste e rende buffa la voce. Per l’industria tecnologica è invece una risorsa difficile, e in diversi casi impossibile, da sostituire. Il 23 ottobre il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) ha ufficialmente inserito l’elio nella propria lista dei materiali critici, quelli considerati essenziali per le tecnologie energetiche e maggiormente esposti a problemi nelle catene di approvvigionamento.
L’elio combina caratteristiche difficili da trovare in altri elementi: non brucia ed è il gas con il punto di ebollizione più basso. Per questo viene utilizzato nella produzione dei chip, nel calcolo quantistico e nei supercomputer, nei magneti superconduttori, nella diagnostica medica, comprese le risonanze magnetiche, nella ricerca scientifica e nell’esplorazione spaziale, oltre che in diverse filiere energetiche.
Nelle fabbriche di semiconduttori l’elio viene impiegato per il raffreddamento, in alcuni processi di fotolitografia e per individuare perdite negli impianti. David Isaacs, vicepresidente della Semiconductor Industry Association, ha accolto positivamente la decisione e si è detto pronto a collaborare con governi e aziende per rendere più solida la filiera.
Il Dipartimento dell’Energia sottolinea che in numerose applicazioni critiche non esistono sostituti praticabili e che la domanda mondiale sta aumentando più velocemente della produzione. Il problema quindi non riguarda soltanto la quantità di elio presente nel sottosuolo, ma la possibilità di estrarlo, raffinarlo e portarlo dove serve in tempi sufficientemente rapidi.
Audrey Robertson, sottosegretaria all’Energia e responsabile dell’ufficio dedicato ai minerali e materiali critici, ha descritto l’elio come un possibile punto di vulnerabilità per la manifattura tecnologica americana. Per Washington la disponibilità di queste materie prime riguarda ormai non soltanto la competitività industriale, ma anche sicurezza energetica e sicurezza nazionale.
Con la decisione del DOE l’elio entra formalmente nella Critical Material List prevista dall’Energy Act del 2020. La classificazione permette al governo federale di dedicare maggiore attenzione alla filiera, sostenere nuovi progetti e indirizzare finanziamenti e programmi destinati a ridurre i rischi di approvvigionamento.
L’elio diventa così il ventesimo materiale della lista del Dipartimento dell’Energia. L’ultimo ingresso precedente, nel 2025, era stato quello del carbone metallurgico utilizzato nella produzione dell’acciaio, mentre fra i materiali presenti figura anche il fluoro.
Il segretario all’Energia Chris Wright ha inserito la scelta nella strategia dell’amministrazione Trump per diminuire la dipendenza degli Stati Uniti dalle forniture estere di materie prime strategiche e rafforzare la produzione interna.