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I 5 videogiochi anime con la grafica più bella di sempre
Cinque videogiochi su licenza anime si distinguono per impatto visivo e fedeltà stilistica, imponendo nuovi standard artistici nel genere.
I videogiochi su licenza anime portano sempre con sé grandi aspettative. Trasporre in modo convincente un'opera già forte sul piano visivo non è semplice, ma alcuni team ci sono riusciti benissimo. In questa classifica non conta il gameplay: si parla solo di impatto visivo, direzione artistica e fedeltà al materiale originale. Ecco quindi i 5 giochi anime visivamente più belli di sempre, in attesa di scoprire come si comporteranno titoli come Dragon Ball Xenoverse 3 e A.O.T. 3 Attack on Titan.
Non possiamo non iniziare dal picchiaduro 2.5D di Arc System Works che tanto ha fatto parlare di sé sin dalla sua presentazione. Questo gioco non è solo un trionfo di gameplay, ma anche un piccolo capolavoro artistico. La grafica di Dragon Ball FighterZ rappresenta uno dei punti più alti mai raggiunti dai videogiochi anime: il team ha perfezionato uno stile che fa sembrare i personaggi disegnati a mano, pur essendo realizzati con modelli 3D in Softimage XSI. Il vero capolavoro è però nella tecnica di animazione.
Per restituire un'estetica più vicina al manga, Arc System Works ha usato un metodo unico: ogni frame delle animazioni è una posa 3D del personaggio e dei suoi poteri, un istante perfettamente modellato, come fosse un classico disegno di un anime. La sequenza di queste "istantanee" 3D ha prodotto quello che è a tutti gli effetti il gioco in stile anime più vicino all'originale che si sia mai visto. Il motore di gioco non usava quindi modelli 3D animati, ma sequenze di frame renderizzati in precedenza, con modelli animati letteralmente in "stop-motion" e non con i classici sistemi scheletrali.Artisticamente il gioco funziona anche perché pose, movimenti e inquadrature richiamano perfettamente l'animazione della serie TV anni 90 e le tavole originali di Akira Toriyama, il tutto dentro un fighting game velocissimo, spettacolare e coerente sul piano visivo.
Parliamo di una serie considerata da molti il riferimento assoluto per l'uso del cel shading applicato ai videogiochi anime. Ultimate Ninja Storm, firmata CyberConnect2, ha fissato standard altissimi fin dal debutto su PS3 nel 2008, ma il punto più alto è stato raggiunto con gli episodi usciti su PS4 e PS5, in particolare Storm 4 e Storm Connections. Storm 4, tra i capitoli più riusciti della saga, ha beneficiato del salto generazionale, che ha permesso al team di rifinire molti limiti tecnici del passato e arricchire l'impianto artistico con nuovi dettagli.Tra le novità più evidenti c'erano gli abiti distruttibili: superata una certa soglia di danno, i personaggi mostravano vestiti strappati e ferite visibili, a volte con cambiamenti estetici anche marcati e animazioni adattate.
Migliorava anche l'espressività facciale, con reazioni più credibili durante colpi e tecniche, mentre i danni elementali lasciavano tracce sul terreno o effetti persistenti sui personaggi colpiti da fuoco e fulmini. Anche il lavoro sugli effetti particellari era notevole: jutsu, bagliori ed esplosioni riempivano lo schermo di colori, soprattutto nelle boss fight più spettacolari, spesso capaci di superare la messinscena dell'anime di Studio Pierrot.L'unico vero limite tecnico di Storm 4 era il frame rate bloccato a 30 fps, che impediva agli scontri di raggiungere la massima fluidità. Un aspetto migliorato in Storm Connections, che sulle console current-gen gira a 60 fps, rendendo i combattimenti più puliti e veloci. La serie Storm non è sempre fedelissima al materiale originale, ma ha avuto il merito di rielaborarne lo stile con grande personalità, arrivando in alcuni casi persino a superare la regia dell'anime.
Se Spike Chunsoft ha fatto la storia dei tie-in anime e Arc System Works ha reinventato Dragon Ball a modo suo, CyberConnect2 merita un posto sul podio dei migliori team in questo ambito. Dopo Naruto, lo studio ha raggiunto una delle sue vette tecniche e