// IGN ITALIA — GAMING
The Adventures of Elliot: The Millennium Tales - La recensione
Negli ultimi anni Square Enix sta attraversando una fase piuttosto particolare: da una parte continua a incontrare diverse difficoltà legate ai tempi di sviluppo e ai risultati commerciali di alcune delle sue produzioni più importanti; i rallentamenti che hanno interessato Kingdom Hearts 4, tornato a mostrarsi soltanto di recente dopo anni di silenzio, o la decisione di ripartire da zero con lo sviluppo di Dragon Quest XII ne sono alcuni esempi. A ciò si aggiungono le vendite non sempre all'altezza delle aspettative degli ultimi capitoli principali di Final Fantasy e la lunga serie di progetti live service che hanno avuto vita breve. Dall'altra parte, però, Square Enix ha ottenuto risultati molto positivi con produzioni considerate più piccole. Titoli come Octopath Traveler, i remake HD-2D dei primi Dragon Quest e quelli di Live A Live hanno saputo conquistare una solida nicchia di appassionati alla ricerca di esperienze più tradizionali all'interno del panorama dei giochi di ruolo giapponesi. Il loro punto di forza è proprio la capacità di unire nostalgia e modernità, grazie a una direzione artistica evocativa e a sistemi di gioco aggiornati, riuscendo così ad attirare sia i veterani del genere sia chi vi si avvicina per la prima volta.
È proprio su questa filosofia che sembra basarsi anche The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, nuova proprietà intellettuale completamente inedita di Square Enix. Questa volta, però, lo studio si allontana dalla classica struttura a turni per abbracciare un approccio più orientato all'azione sia nei combattimenti che nell'esplorazione. Le influenze più evidenti sembrano essere quelle della serie Zelda, che ha ispirato intere generazioni di action adventure, ma non mancano richiami a opere come Alundra, storico esponente dell'epoca PlayStation 1. Il gioco in questione non si presenta come una delle produzioni più imponenti della compagnia giapponese ma, proprio per questo, appare particolarmente interessante. Si tratta infatti di una nuova produzione che prova a ritagliarsi una propria identità, distinguendosi dalle serie storiche a cui Square Enix ci ha abituato negli ultimi decenni.
La narrativa di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales richiama fortemente quella dei JRPG degli anni ’90, nel bene e nel male. Il protagonista è, senza grandi sorprese, l'Elliot citato nel titolo, uno degli avventurieri più abili del Regno di Huther, dove vive e aiuta a gestire un orfanotrofio. È cresciuto proprio lì, essendo stato trovato da neonato senza alcuna informazione sulle proprie origini o sui suoi genitori. Il mondo in cui vive è estremamente ostile per gli esseri umani: al di fuori delle imponenti mura che proteggono Huther si estendono terre infestate da mostri e da diverse razze bestiali. Queste creature, potenti e aggressive, minacciano da secoli la sopravvivenza dell'umanità, attaccando chiunque incontrino senza mostrare alcun interesse per il dialogo. Per questo motivo gli uomini sono costretti a vivere confinati all'interno del regno, protetti da una barriera magica alimentata dai poteri di Heuria, figlia del sovrano e unica persona in grado di mantenere attivo l'incantesimo difensivo.
L'umanità, tuttavia, non si limita a restare sulla difensiva: i soldati, guidati dal cancelliere Kaifried, esplorano antiche rovine alla ricerca di manufatti risalenti all'Era della Magia, un lontano periodo storico in cui la civiltà umana prosperava grazie a conoscenze arcane ormai perdute. Il re guarda con diffidenza a queste spedizioni, che causano continue perdite tra i suoi uomini, ma al tempo stesso teme che sua figlia resti per sempre prigioniera del ruolo di scudo vivente della città. Per questo decide di affidare a Elliot un’indagine sulle misteriose scoperte di Kaifried, convinto di aver trovato qualcosa in grado di cambiare il destino dell'umanità.
Per evitare spoiler, basti dire che Elliot scoprirà una porta magica capace di collegare diverse epoche del passato; questo potere lo por