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Midjourney passa dall'AI a uno scanner a ultrasuoni
Midjourney, nota per la generazione di immagini tramite intelligenza artificiale, ha annunciato un progetto molto distante dal suo prodotto principale: uno scanner medico per l’intero corpo basato su ultrasuoni. Il punto non è soltanto il cambio di settore, ma l’ambizione dichiarata: trasformare un controllo oggi lungo, costoso e poco frequente in una procedura rapida, accessibile e ripetibile.
Il nuovo progetto si chiama Midjourney Medical e il primo dispositivo è uno scanner ultrasonico pensato per creare una rappresentazione tridimensionale del corpo. L’utente salirebbe su una piattaforma immersa in acqua, che scende lentamente attraverso un anello di sensori. Durante il passaggio, il sistema invia onde sonore e registra le risposte generate dai diversi tessuti.
L’obiettivo tecnico più evidente è il tempo di scansione: Midjourney parla di circa 60 secondi per acquisire il corpo intero. È una promessa molto aggressiva se confrontata con una risonanza magnetica full-body tradizionale, che può richiedere sessioni decisamente più lunghe. L’azienda non presenta però il dispositivo come un sostituto immediato degli strumenti diagnostici esistenti, almeno nella fase iniziale.
La parte più interessante è l’architettura del sensore. L’anello usa ultrasuoni e sarebbe composto da circa mezzo milione di sensori di dimensioni estremamente ridotte, ciascuno in grado di emettere e ricevere segnali. La sfida non è soltanto meccanica: trasformare una quantità enorme di dati acustici in immagini utili richiede algoritmi di ricostruzione, segmentazione e calcolo distribuito.
Midjourney descrive il risultato come una mappa 3D del corpo con dettaglio inferiore al millimetro, simile per finalità visiva a una risonanza ma ottenuta con una logica diversa. Il sistema dovrebbe iniziare da mappe di composizione corporea, mentre le funzioni diagnostiche vere e proprie richiederanno approvazioni regolatorie. Il passaggio dalla demo tecnologica all’uso medico, quindi, passerà inevitabilmente dalla FDA e da studi clinici.
La società vuole integrare gli scanner in strutture dedicate, definite Spa, con la prima apertura prevista a San Francisco nel prossimo anno. L’idea è rendere la scansione un’operazione abituale, quasi accessoria rispetto all’esperienza wellness, così da accumulare nel tempo dati comparabili sullo stato del corpo. È una visione molto ambiziosa, ma anche delicata: immagini corporee frequenti significano gestione rigorosa di privacy, interpretazione clinica e responsabilità medica.
La roadmap prevede una seconda generazione hardware in fase di sviluppo e, successivamente, una versione con custom silicon per migliorare qualità dell’immagine e tempi di elaborazione. L’obiettivo dichiarato è arrivare a oltre 50.000 scanner nel mondo entro il 2031. Prima di quel traguardo serviranno però prove indipendenti, autorizzazioni sanitarie e una risposta chiara alla domanda più importante: quanto valore clinico produce davvero una scansione così frequente?