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Il DNA svela cosa mangiano davvero i gatti selvatici australiani
Un gruppo di ricercatori australiani ha applicato per la prima volta nel Paese il metabarcoding del DNA ai contenuti stomacali dei gatti selvatici australiani. Il confronto con l'ispezione tradizionale ha rivelato molte più specie predate, suggerendo che le precedenti indagini alimentari possano avere sottostimato la pressione esercitata dai felini sulla fauna nativa.
Il problema si inserisce in una crisi ecologica molto più ampia. Gatti selvatici, domestici e randagi occupano ormai quasi tutto il continente e, secondo le stime disponibili, uccidono complessivamente oltre 1,5 miliardi di animali nativi ogni anno. L'Australia ha perso più di 40 specie di mammiferi in 238 anni, mentre quasi 700 specie animali risultano esposte al rischio di estinzione futura; almeno 200 sono minacciate direttamente anche dai gatti.
Gli studiosi hanno analizzato lo stomaco di esemplari abbattuti attorno a Wild Deserts, una riserva recintata nel Nuovo Galles del Sud, impiegando sia l'esame manuale sia il metabarcoding. Il metodo genetico cerca specifiche regioni del DNA che funzionano come un codice a barre genetico, permettendo di riconoscere anche frammenti minuscoli o degradati che non conservano piume, ossa o peli identificabili a vista.
Il confronto ha prodotto una differenza netta: il DNA ha individuato il doppio delle specie di mammiferi e il triplo delle specie di uccelli rispetto all'analisi manuale. Le tracce delle prede sono state inoltre rilevate in un numero maggiore di gatti. I risultati indicano quindi una frequenza di consumo superiore a quella ricostruita con i soli resti visibili.
Non tutte le categorie di animali sono state rilevate con la stessa efficacia. Il metabarcoding ha funzionato meno bene per alcuni rettili e non ha identificato microchirotteri, coerentemente con precedenti ricerche condotte nella stessa area. Gli autori suggeriscono che la predazione sui pipistrelli possa essere sporadica in questi siti, senza escludere il pericolo documentato per questi mammiferi in altre regioni.
Lo studio riguarda un'area circoscritta e non consente, da solo, di ricalcolare il numero complessivo di animali uccisi in Australia. Offre però uno strumento più sensibile per individuare specie rare, piccole o dal corpo molle. Queste informazioni possono orientare la gestione delle aree rifugio senza predatori e il monitoraggio degli animali nativi reintrodotti oltre le recinzioni, dove i gatti sono stati ridotti ma non completamente eliminati.
L'ispezione manuale conserva vantaggi pratici: costa meno, richiede infrastrutture più semplici e rimane adatta ai controlli di routine. Affiancarla alle tecniche genetiche può tuttavia restituire un quadro più completo della dieta dei predatori invasivi. I dati dovranno essere integrati con il monitoraggio sul campo e con le conoscenze accumulate dalle organizzazioni che lavorano da decenni negli ecosistemi australiani.
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