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Le motherboard costano di più, ASUS alza i prezzi per i PCB
ASUS ha comunicato ai distributori taiwanesi un aumento dei prezzi per diverse schede madri Intel e AMD, applicato ai listini di agosto. La revisione interessa soprattutto le piattaforme più recenti ed è legata al rincaro dei circuiti stampati e di altri componenti essenziali, sempre più richiesti dai settori enterprise, cloud e dell’intelligenza artificiale.
Le indicazioni provenienti dalla filiera stimano per il 2026 un aumento di almeno il 50% del costo dei PCB destinati alle motherboard consumer. Alla pressione sui circuiti stampati si aggiungono i rincari di rame, condensatori a montaggio superficiale, dispositivi di potenza, chip di controllo e componenti dei VRM, tutti elementi necessari per produrre una scheda madre moderna.
I fornitori stanno privilegiando i componenti destinati ai data center, perché gli operatori enterprise possono sostenere prezzi superiori rispetto al mercato consumer. I produttori di motherboard devono quindi accettare costi d’acquisto più elevati oppure affrontare disponibilità ridotte, mentre la domanda del mercato DIY continua a indebolirsi e limita la possibilità di trasferire integralmente gli aumenti sugli utenti finali.
Sul fronte Intel, le motherboard Z890, Z790 e B860 registrano incrementi compresi fra 20 e 30 RMB. I modelli B760 salgono invece di 20-25 RMB, mentre le soluzioni economiche della serie H ricevono correzioni più contenute, comprese fra 5 e 10 RMB. Nel complesso, il ritocco indicato per le piattaforme Intel serie 700 e 800 varia da 5 a 30 RMB.
Per AMD, le X870 subiscono l’aumento maggiore, compreso fra 30 e 50 RMB, mentre le B850 salgono di 20 RMB. Gli aumenti non cancellano però la necessità di sostenere le piattaforme già vendute: il lavoro sul BIOS beta che migliora la stabilità DDR5 delle motherboard AM5 ASUS mostra quanto il supporto software rimanga centrale anche quando i margini sull’hardware si assottigliano.
Le precedenti motherboard AM5 della serie 600 e i prodotti di fascia più bassa restano per il momento esclusi dalla revisione. L’impatto immediato dei nuovi listini appare limitato, ma lungo la distribuzione potrebbe tradursi in 5-15 dollari al dettaglio, aggravando un quadro nel quale sono già aumentati i costi di memoria, schede grafiche, processori e alimentatori.
ASUS è tra i primi produttori ad avere formalizzato il cambiamento, ma Gigabyte e MSI affrontano condizioni analoghe. Volumi in calo, prezzi finali difficili da ritoccare e materie prime più care stanno comprimendo la redditività dell’intera filiera; se la domanda infrastrutturale continuerà a sottrarre capacità produttiva al settore consumer, ulteriori correzioni dei listini potrebbero arrivare nei prossimi mesi.
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