// IGN ITALIA — GAMING
Onimusha: Way of the Sword, siamo tornati a indossare il guanto degli Oni
Dopo un primo, rapido assaggio durante la scorsa Gamescom, sono recentemente tornato a mettere le mani su Onimusha: Way of the Sword, il nuovo capitolo della celebre serie previsto per il prossimo 4 settembre nelle versioni PC, PlayStation 5, Xbox Series X e Switch 2. L'occasione è arrivata attraverso un evento stampa organizzato dal distributore italiano del gioco, Plaion, in seno al quale ci è stata fornita una build della durata di circa due ore e mezza collocata immediatamente dopo lo scontro con la versione demoniaca dello spadaccino Sasaki Kojirō, ossia dove si conclude la demo attualmente disponibile per le piattaforme destinate a ospitare il titolo.
Come già scritto nella mia precedente anteprima, parliamo del ritorno della saga lanciata da Capcom nel 2001, quando l'azienda giapponese puntava a capitalizzare sul successo di Resident Evil declinandone la struttura in altre salse modificando, a seconda dei casi, l'ambientazione e il genere. Il primo capitolo, Onimusha: Warlords, venne curato da Keiji Inafune e Jun Takeuchi, e conteneva già le caratteristiche chiave di quelli successivi: tanta azione ma senza le pieghe stylish del "cugino" Devil May Cry, qualche enigma, abilità in stile GdR, il Guanto degli Oni con relativi poteri mistici e, infine, un taglio a metà tra la fantastoria e l'horror, con personaggi e ambienti legati alla tradizione giapponese.
L'esperimento ebbe successo tuttavia, diversamente da zombi e mezzi demoni vari, Capcom smise di investire seriamente sulla serie nel 2006, almeno fino a oggi. Con Onimusha: Way of the Sword, infatti, i giocatori potranno presto tornare a fare a pezzi i temibili Genma, stavolta addirittura nei panni di uno degli spadaccini più celebri di tutti i tempi. Protagonista del gioco è "un certo" Miyamoto Musashi che, senza scomodare i libri di storia, magari avete incrociato nel manga Vagabond o nelle sue millemila declinazioni comparse nella cultura popolare contemporanea. Come da tradizione il nostro punta a diventare il tizio "più forte sotto il cielo", se non fosse che il suo cammino lungo l'arte della spada viene impicciato da alcune circostanze soprannaturali: tipo la comparsa dei suddetti Genma per le strade di Kyoto e quella, altrettanto misteriosa, del Guanto degli Oni, apparentemente abitato dallo spirito di una donna.
In questa versione demoniaca del periodo Edo, il guerriero finirà per accettare di buon grado una missione durante la quale incrocerà alcune vecchie conoscenze, come il suddetto Sasaki Kojirō, mostri di ogni foggia e altre "celebrità" mutuate dalla storia e dal folclore giapponesi, spesso armati a loro volta di guanti soprannaturali. Come per le ultime produzioni Capcom, questo nuovo Onimusha può contare sull'ormai rodatissimo RE Engine, che ha permesso al game director Satoru Nihei e al team di sviluppo di impostare una direzione artistica particolarmente intrigante sia per quanto riguarda gli ambienti, sia per la caratterizzazione di bestiario e personaggi, col protagonista ispirato all'attore Toshiro Mifune.
Sempre il motore in questione garantisce la fluidità dell'esperienza: su PlayStation 5 standard il gioco non ha mai mostrato il fianco a rallentamenti o problemi di sorta, fermo restando che non siamo davanti a un'esperienza open world o dal world/level design eccessivamente complesso in stile soulslike, almeno stando a quanto emerso dalle mie prove. L'anima di Way of the Sword, infatti, è quella di un'avventura relativamente guidata e alla "vecchia maniera", la stessa che ha retto la serie in passato e, di recente, guidato al successo titoli come Resident Evil Requiem o Pragmata.
Parliamo di un action in terza persona nel quale il protagonista può contare - soprattutto all'inizio - principalmente sulla propria katana, alternando rapidi attacchi a una mano con altri più potenti a due mani, senza dimenticare la possibilità di schivare e, soprattutto, di eseguire delle parry in grado di spezzare le difese degli avversari, innescare dei contrat