// TOM'S HARDWARE ITALIA — MOBILE & WEB
LightSpy: il malware multi-dispositivo gira anche in Italia
Una rete di 72 server di comando e controllo ha sostenuto operazioni di sorveglianza in almeno 13 Paesi, compresi gli Stati Uniti e diversi Paesi europei. L’infrastruttura è stata ricondotta a LightSpy dai ricercatori Dmitry Bestuzhev e Dmitry Melikov di Arctic Wolf Labs, che hanno presentato i risultati dell’indagine a Black Hat USA 2026.
LightSpy si è evoluto da spyware rivolto ai dispositivi mobili a un framework capace di colpire iOS, Android, macOS e Windows. I ricercatori hanno inoltre individuato impianti installati sui router di rete: una presenza che amplia il raggio d’azione degli operatori, permettendo loro di controllare dispositivi compromessi e traffico di rete attraverso la stessa infrastruttura.
I moduli attribuiti alla famiglia possono raccogliere messaggi, password, dati conservati nei portachiavi, posizione GPS, cronologia delle chiamate e della navigazione, contatti, file e informazioni sulle reti Wi-Fi. Alcune varianti consentono anche di impartire comandi da remoto, dando agli operatori un controllo più ampio sul sistema infetto e sui dati accessibili attraverso le applicazioni installate.
La backdoor è osservata pubblicamente dal 2020, quando venne collegata ad attacchi watering-hole contro utenti iPhone di Hong Kong. Le prime campagne sfruttavano pagine web compromesse o clonate per attivare exploit di WebKit sui dispositivi non aggiornati. Il passaggio attraverso il browser permetteva così di avviare la compromissione quando la vittima visitava una pagina preparata dagli operatori.
Le analisi successive hanno documentato versioni di LightSpy per Android, macOS e Windows, confermando l’estensione della famiglia oltre iPhone. La scheda di MITRE ATT&CK cataloga la minaccia con l’identificativo S1185, raccoglie le piattaforme interessate e ne associa l’impiego ad APT41.
Le varianti più recenti includono anche funzioni distruttive. Oltre alla cancellazione di file, LightSpy può rimuovere applicazioni di messaggistica come WhatsApp, Telegram, WeChat, QQ e Line, fino a compromettere il normale funzionamento del dispositivo. Arctic Wolf Labs collega l’operazione, con diversi gradi di confidenza, all’ecosistema cinese del cyber-spionaggio e ad APT41; l’attribuzione statale resta una valutazione dei ricercatori e non risulta confermata da autorità governative.
Aggiungi Tom's Hardware alle tue fonti preferite su Google