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Pokémon, Mario e altre IP usate dagli USA: Tokyo protesta
Le immagini di Pokémon, Super Mario e Naruto sono finite al centro di un confronto diplomatico tra Giappone e Stati Uniti. Tokyo ha comunicato più volte a Washington la richiesta di rispettare i diritti sulle opere giapponesi, dopo che account governativi statunitensi avevano incorporato riferimenti a videogiochi e anime in messaggi sull’immigrazione, la politica e le operazioni militari.
Il 12 giugno 2026, la ministra giapponese per la strategia sulla proprietà intellettuale Kimi Onoda ha confermato pubblicamente che la posizione del governo era già stata trasmessa agli Stati Uniti attraverso canali diplomatici. Nella conferenza stampa ufficiale, Onoda ha precisato che anche gli enti pubblici devono, in linea di principio, ottenere il permesso dei titolari prima di utilizzare un’opera protetta.
Uno dei casi esaminati riguarda il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti, che ha diffuso un video dedicato alle operazioni contro l’immigrazione impiegando immagini, musica e formule associate a Pokémon. L’utilizzo inseriva elementi immediatamente riconoscibili del franchise in una comunicazione istituzionale, senza che risultasse un’autorizzazione da parte del titolare della proprietà intellettuale.
La contestazione giapponese comprende una serie più ampia di contenuti. Donald Trump ha pubblicato su Truth Social un video apparentemente generato con l’intelligenza artificiale che lo rappresentava come Naruto Uzumaki. Anche la Casa Bianca ha impiegato materiali riconducibili a giochi e anime giapponesi all’interno di comunicazioni politiche e militari.
La questione era già arrivata ad aprile nella commissione Affari esteri della Camera dei rappresentanti del Giappone. Nel verbale del dibattito parlamentare vengono citati contenuti riconducibili a Wii Sports, Yu-Gi-Oh!, Dragon Ball e Pokémon. Il confronto ha quindi riguardato un uso ricorrente di proprietà intellettuali giapponesi da parte di account istituzionali statunitensi, anziché un singolo episodio isolato.
Nel corso del dibattito è stata richiamata anche la posizione di The Pokémon Company, che ha dichiarato di non aver partecipato alla produzione dei contenuti della Casa Bianca e di non aver autorizzato l’impiego della propria proprietà intellettuale. Il governo giapponese teme inoltre che l’associazione con messaggi estranei alle intenzioni dei titolari possa danneggiare l’immagine delle opere coinvolte. La posizione ufficiale di Tokyo resta quindi centrata sull’autorizzazione preventiva e sul controllo del contesto in cui questi franchise vengono utilizzati.
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