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Negli USA la FERC accelera gli allacci dei datacenter AI, ma chiede energia propria
La Federal Energy Regulatory Commission si muove per accelerare gli allacci alla rete elettrica statunitense dei data center per l'IA, ma la corsia preferenziale non sarà senza condizioni: i progetti dovranno portare energia propria oppure ridurre i consumi nei momenti di maggiore stress del sistema, secondo quanto ricostruito nella ricostruzione pubblicata da Tom's Hardware.
Il passaggio regolatorio riguarda il punto più critico della filiera dell'IA generativa: non i chip, ma l'accesso fisico alla potenza elettrica. Come emerge dal resoconto pubblicato da Bloomberg Law, l'intervento della FERC è stato descritto come una serie di ordini approvati il 18 giugno 2026 per rimuovere colli di bottiglia e gestire richieste di potenza entro 90 giorni, rispetto a processi che oggi possono richiedere anni.
Il meccanismo indicato dal regolatore chiede agli operatori di rete di dimostrare che stanno accelerando le connessioni dei nuovi carichi, con priorità ai progetti capaci di portare energia propria o di ridurre la domanda durante le fasi di picco. Il messaggio industriale è netto: la domanda di calcolo può crescere, ma non può scaricare automaticamente ogni costo e ogni rischio operativo sulla rete esistente.
Secondo Tom's Hardware, la presidente della FERC Laura Swett ha presentato l'iniziativa con toni molto diretti durante una riunione dell'agenzia, mentre il commissario David Rosner ha indicato che gli studi necessari per applicare i cambiamenti dovranno essere completati in 90 giorni. La tempistica è parte integrante dell'intervento: senza una scadenza, la riforma degli allacci resterebbe esposta alle code tecniche che già frenano molti progetti energetici.
La FERC aveva già affrontato il tema dei grandi carichi in relazione a PJM. In un ordine FERC sul caso PJM del 18 dicembre 2025, l'agenzia aveva chiesto regole trasparenti per servire data center guidati dall'IA e altri grandi carichi collocati vicino a impianti di generazione, con l'obiettivo dichiarato di proteggere affidabilità e consumatori in un'area che serve oltre 67 milioni di persone in 13 Stati e nel District of Columbia.
Per gli hyperscaler il requisito energetico entra quindi nella struttura economica del progetto: scelta del sito, disponibilità di generazione, accordi con il gestore di rete e capacità di riduzione dei consumi diventano elementi della domanda di connessione. Per le imprese che acquistano servizi cloud e capacità IA, il nodo si riflette sulla disponibilità futura di infrastruttura e sui costi indiretti dell'elettricità nei mercati dove i data center si concentrano.
Il contesto è quello di una rete elettrica sotto pressione. Il testo fonte sottolinea che i data center richiedono quantità molto elevate di elettricità e che la rete statunitense è poco attrezzata per gestire questa crescita senza investimenti. Gli operatori hanno già sostenuto spese di potenziamento e, in diversi casi, le hanno trasferite sui costi dell'energia.
Il caso più citato è PJM Interconnection, indicato da Tom's Hardware come il più grande operatore di rete elettrica degli Stati Uniti. PJM ha aumentato i costi dell'energia del 75,5%, incremento attribuito in larga parte alla domanda dei data center per l'IA. Il dato collega direttamente l'espansione dell'infrastruttura digitale al conto economico di famiglie e aziende servite dai mercati elettrici regionali.
Il Maryland ha portato la questione davanti alla FERC. Nel reclamo del Maryland contro PJM, l'Office of People's Counsel sostiene che le regole di allocazione dei costi di trasmissione violino il Federal Power Act e assegnino ai clienti del Maryland 2 miliardi di dollari di spese in conto capitale legate a progetti di rete. La stessa ricostruzione indica 22 miliardi di dollari di progetti di trasmissione avanzati da PJM negli ultimi tre anni.
Secondo l'affidavit citato dall'American Public Power Association, le regole contestate assegnerebbero ai clienti del Maryland circa 1,6 miliardi di dollari di costi aggiunti