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Perché orientarsi protegge il cervello: lo studio sul legame tra tassisti e Alzheimer
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Hatim Sharif, ingegnere civile e ambientale che ha “trascorso più di vent’anni a fissare mappe” e dati spaziali, riferisce di una connessione particolarmente affascinante: il legame tra il ragionamento spaziale e il motivo per cui i tassisti sembrano soffrire meno di Alzheimer.
Tassisti e autisti di ambulanze hanno meno probabilità di ammalarsi di Alzheimer rispetto ai lavoratori di quasi tutti gli altri settori, spiega Sharif, evidenziando il sorprendente risultato di uno studio del 2024 che ha esaminato i certificati di morte di quasi 9 milioni di persone negli Stati Uniti.
Dei 9 milioni di certificati di morte compresi tra il gennaio 2020 e il dicembre 2022 presi in esame dai ricercatori, i tassisti e i guidatori di ambulanze hanno registrato il rischio più basso di morire di Alzheimer tra 443 professioni. Dopo aver ordinato i dati per età, sesso, razza, etnia e livello di istruzione, il risultato è che 1 guidatore di taxi o ambulanza su 100 è morto di Alzheimer, a fronte di 1 persona su 60 nella popolazione generale.
I ricercatori hanno concluso che la chiave per ridurre il rischio di Alzheimer non è la guida in sé, ma la navigazione continua in tempo reale: il lavoro costante di localizzare se stessi nello spazio, tracciare una destinazione e aggiornare una mappa mentale al variare delle condizioni. I guidatori con lavori basati su percorsi fissi o predeterminati, come gli autisti di autobus e i piloti di aerei, non sembrano beneficiare dello stesso vantaggio.
I ricercatori ritengono che l’associazione tra un lavoro basato su una costante navigazione e un minor rischio di Alzheimer si concentri sull’ippocampo, la regione del cervello che regola la memoria e la navigazione spaziale.
L’ippocampo è una delle prime aree cerebrali a essere danneggiate dall’Alzheimer: i problemi di navigazione e orientamento spaziale sono infatti tra i primi segnali della malattia, elementi che volte emergono prima ancora di una palese perdita di memoria.
In uno studio del 2000, neuroscienziati hanno confrontato il cervello dei tassisti di Londra con quello di persone che non guidavano i taxi. I risultati hanno fornito la prima prova, tramite imaging strutturale, che alcune regioni del cervello adulto possono cambiare in modo misurabile sotto una prolungata sollecitazione della navigazione spaziale.
Per ottenere la licenza, i tassisti di Londra devono memorizzare più di 25mila strade e 20mila punti di riferimento entro un raggio di 6 miglia da Charing Cross, una sfida nota come “The Knowledge” che richiede dai tre ai quattro anni per essere superata, un esame così complicato e impegnativo da essere paragonato a una laurea in legge.
I ricercatori hanno scoperto che i tassisti di Londra hanno una quantità misurabile di materia grigia in più nell’ippocampo posteriore, un’area del cervello legata alla memorizzazione di mappe spaziali su larga scala. Tale volume aumentava in base all’esperienza: più a lungo una persona aveva guidato, più grande era quella parte del cervello. Il cambiamento si è sviluppato attraverso la pratica, non è stato ereditato.