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L'IA può creare un exploit per soli 3,61 dollari: lo dice Microsoft
Ventuno minuti e una spesa stimata di 3,61 dollari sono bastati per completare un caso dimostrativo di generazione di exploit. David Weston, dirigente della sicurezza di Microsoft, ha usato questi numeri durante la keynote “The End of Rare: Defending When Offense Is Cheap” per mostrare quanto l’intelligenza artificiale stia abbassando le barriere d’accesso alle capacità offensive. L’intervento si è tenuto il 5 agosto durante Black Hat USA 2026, organizzata a Las Vegas.
L’AI può ridurre drasticamente il tempo, il costo e le competenze necessari per individuare una vulnerabilità e trasformarla in un exploit mirato. Capacità che in passato richiedevano risorse specialistiche possono così diventare accessibili e scalabili. Il caso citato da Weston serve a quantificare questa trasformazione: la ricerca automatizzata delle falle consente agli attaccanti di moltiplicare i tentativi e adattarli con maggiore rapidità ai singoli bersagli.
Questo scenario mette sotto pressione il modello difensivo basato soprattutto sul rilevamento delle intrusioni e sulla correzione manuale delle vulnerabilità già scoperte. Le patch restano necessarie; per Microsoft, affidarsi soltanto a interventi successivi alla scoperta delle falle lascia però i difensori in una rincorsa difficile da sostenere quando l’offensiva opera con tempi e costi tanto ridotti.
Weston propone quindi di intervenire sulla progettazione dei sistemi, rendendoli intrinsecamente più resistenti. Tra gli approcci indicati figurano i linguaggi memory-safe, pensati per ridurre l’esposizione agli errori nella gestione della memoria, e la verifica formale dei componenti critici. Queste misure spostano parte del lavoro di sicurezza a monte, limitando le classi di vulnerabilità che potrebbero essere individuate e sfruttate attraverso strumenti automatizzati.
La strategia comprende anche la compartimentazione, utile a circoscrivere l’impatto di una compromissione, e sistemi di remediation automatizzata capaci di reagire alla velocità degli attacchi. La risposta non può dipendere esclusivamente dall’analisi manuale di ogni falla: identificazione, contenimento e applicazione dei rimedi devono essere integrati in un processo più rapido, mantenendo controlli adeguati sulle azioni eseguite.
Nel suo ruolo dirigenziale, Weston lavora alle strategie di protezione di Windows e delle piattaforme aziendali. L’impostazione presentata riguarda quindi sia la sicurezza del software sia quella delle infrastrutture enterprise. Microsoft ha già inquadrato questa direzione come una difesa basata sull’AI, nella quale l’automazione riduce i tempi di risposta contro minacce accelerate dalla stessa tecnologia.
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