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Leggere i pensieri con l’IA: tra miracoli medici e la battaglia per la privacy mentale
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La neurotecnologia si sta rapidamente spostando dai laboratori arrivando nei luoghi di lavoro e nelle case, con aziende come Apple, Meta e Snap impegnate nello sviluppo di prodotti in grado di monitorare o interpretare l’attività cerebrale.
I ricercatori avvertono che, con il miglioramento di questi sistemi, i dati neurali potrebbero diventare il prossimo grande terreno di scontro per la privacy. Alcuni neuroscienziati chiedono già una serie di diritti fondamentali, ribattezzati “neurodiritti”, a tutela della “privacy mentale”, dell'”identità” e dell'”agency” personale (la capacità di agire e di esercitare un controllo autonomo sulle proprie azioni)
Ne parla Wired spiegando che negli ultimi due decenni ricercatori che utilizzano la risonanza magnetica funzionale (fMRI) — sfruttata per tracciare il ferro contenuto nell’emoglobina che fornisce ossigeno ai neuroni — hanno mappato e inventariato in modo sempre più dettagliato la corteccia dei mammiferi. Grazie a enormi progressi dell’intelligenza artificiale basata sull’apprendimento automatico (algoritmi informatici in grado di analizzare enormi quantità di informazioni e utilizzare metodi statistici per effettuare classificazioni e previsioni), le scansioni fMRI possono ora essere utilizzate per identificare qualsiasi cosa, dai pensieri depressivi alle sfumature di sentimenti come l’invidia e la schadenfreude (termine preso in prestito dal tedesco per descrivere il piacere provato di fronte alle disgrazie, ai fallimenti o ai piccoli incidenti altrui).
Altri algoritmi sono stati in grado di ricostruire con precisione spezzoni di film guardati dai soggetti, semplicemente analizzando le loro scansioni cerebrali; oppure hanno rilevato, sondando l’attività cerebrale degli elettori indecisi durante le elezioni presidenziali statunitensi mentre guardavano foto e video dei candidati, quali tra questi provocavano ansia o persino disgusto, e quali invece suscitavano reazioni positive o sentimenti di empatia.
Negli ultimi anni la ricerca delle n