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Fire Emblem: Fortune's Weave, prime ore col nuovo capitolo della serie
La saga di Fire Emblem ha ormai assunto, nel bene e nel male, le proporzioni di un colosso inamovibile all'interno del panorama ruolistico tattico. Con l'imminente arrivo di Fire Emblem: Fortune's Weave, diciottesimo capitolo della serie principale atteso per il 17 settembre su Nintendo Switch 2, Intelligent Systems è chiamata a una prova di maturità non indifferente. Il franchise si trova in un momento di singolare polarizzazione: se da un lato il precedente Fire Emblem Engage, del 2023, aveva convinto per la solidità granitica del suo impianto ludico, dall'altro aveva prestato il fianco a critiche feroci per un comparto narrativo giudicato superficiale e un character design a dir poco divisivo. Fortune's Weave sembra voler raccogliere un'eredità più ambiziosa, puntando i riflettori sull'Impero di Dagda e su un brutale torneo che garantisce al vincitore un desiderio assoluto e irrevocabile. L'intento appare chiaro: allontanarsi dalle derive color pastello per riallacciarsi, come suggerito dalla pur fugace comparsa di Sothis nei recenti trailer, al ben più cupo e stratificato universo di Three Houses.
Il mio rapporto con la serie ha radici profonde, pur non essendo germogliato dal celeberrimo "giorno zero". È stata una scoperta tardiva ma inesorabile che mi ha spinta a recuperare a ritroso i capitoli storici armata di pazienza e di un certo spirito masochistico; oggi, posso serenamente posizionare Awakening sull'altare dei miei preferiti, in netto contrasto con le posizioni dei puristi più irriducibili, mentre su Engage il mio giudizio resta tuttora sospeso, un fascicolo aperto che non ho mai sentito la reale urgenza di chiudere. Ho sempre preferito la purezza dell'esperienza tattica tradizionale, ignorando senza troppi rimpianti le derive gacha di Heroes e guardando con un interesse appena accennato alle digressioni musou di Warriors, nonostante quest'ultimo andasse a pescare proprio nell'amato bacino narrativo di Fódlan.
Con il tempo, ho imparato ad assaporare l'impianto strategico imponendomi limiti severi: abilitare la morte permanente è diventato per me l'unico modo per dare un peso reale alla posta in gioco e all'impegno profuso. Messi da parte i rumor, le congetture e gli sprazzi di gameplay analizzati al microscopio dopo il recente Direct dedicato al gioco, questa prova sul campo rappresenta la prima vera occasione per testare l'effettiva caratura del progetto. Pad alla mano, l'obiettivo è districare la matassa: capire quanto l'ossatura ludica di Fortune's Weave si discosti dalle fondamenta poste da Engage, valutare l'espansione di una formula ormai consolidata e, cosa ancor più cruciale, soppesare l'ambizione della sua scrittura. Se i quattro nuovi protagonisti e i loro rispettivi percorsi vogliono davvero lasciare il segno, il gioco non potrà limitarsi a essere una sequela di scontri millimetrici: dovrà dimostrare di aver ritrovato quella tridimensionalità narrativa ultimamente sacrificata sull'altare del fanservice.
L'incipit di Fortune's Weave non fa prigionieri, gettandoci nel bel mezzo di un massacro. Un insediamento umano viene letteralmente travolto dall'indomita ferocia di un esercito di non-morti, un'orda eterogenea che schiera truppe di fanteria standard, esseri giganteschi e unità aeree a cavallo delle iconiche viverne. La resistenza degli abitanti è tanto disperata quanto inutile: il villaggio sprofonda in un silenzio tombale rotto unicamente dai gemiti dei caduti che, in un macabro ciclo di morte, si rialzano per ingrossare le fila della lunga marcia nemica. A osservare la tragedia da lontano troviamo due figure chiave: la guerriera Hong Hua e Fortuna, la divinità del fato, che si allontana rapidamente promettendo di attendere la compagna presso un non meglio specificato Tempio. È a questo punto che il sipario si alza sul vero palcoscenico dell'avventura e sulla genesi del nostro alter ego, rivelando un mondo dai marcati connotati tecno-fantasy.
Ci muoviamo in un universo ibrido, un affascinante amalg