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Incendio alle porte di Como, sotto controllo dopo 30 ore
Una lunga notte di paura, di quelle che sulle rive del lago di Como non s'erano vissute mai, senz'altro non in anni recenti. Soltanto dopo circa 30 ore di lavoro, vigili del fuoco e volontari della Protezione civile sono riusciti a fermare nel pomeriggio di oggi l'incendio che nella notte ha distrutto un intero versante del Monte Goj, a Como, una altura che si erge accanto ai quartieri di Albate e di Muggiò, nel cuore del parco regionale della Spina Verde, i cui sentieri - per la loro vicinanza alle zone residenziali del capoluogo - sono frequentatissimi ogni giorno da centinaia di comaschi.
Al contenimento delle fiamme, arrivate a ridosso delle abitazioni, hanno lavorato circa 180 vigili del fuoco provenienti da diversi comandi provinciali lombardi ma anche da Liguria e Piemonte. Oltre che dal personale della protezione civile, i pompieri sono stati aiutati da due elicotteri del servizio antincendio, al lavoro già da ieri, e da due Canadair alzatisi in volo questa mattina, uno in arrivo da Olbia. Per tutta la giornata hanno fatto la spola tra il Monte Goj e le acque del primo bacino del lago, di fronte al centro città, per rifornirsi d'acqua.
Nel corso della notte una cinquantina di residenti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case, quando ormai sembrava che le fiamme sarebbero penetrate nei quartieri, mentre i soccorritori chiudevano strade e collegamenti al traffico delle auto, reso in qualche momento ancora più intenso dalla quantità di curiosi usciti di casa per fotografare l'impressionante parete di fuoco che incombeva sul capoluogo. L'allerta resta comunque altissima - tanto che gli sfollati non sono ancora rientrati - e non solo per la possibilità che qualche focolaio possa riattivarsi; a preoccupare sono le condizioni del vento. Ieri sera proprio il vento ha trasportato cenere e residui di combustione fino a due, tre chilometri di distanza in linea d'aria, arrivando fino ai Comuni del primo bacino del lago, da Cernobbio a Moltrasio, anch'essi circondati da ampie zone di verde ad altissimo rischio, vista la siccità e le temperature torride delle ultime settimane. "È stata una guerra di trincea - ha commentato il sindaco di Como Alessandro Rapinese -: c'erano persone a pochi centimetri dalle fiamme per proteggere le case, vigili del fuoco e protezione civile hanno combattuto metro su metro. La loro determinazione è stata commovente". "Il sistema di soccorso pubblico e gestione dell'emergenza, con protezione civile e vigili del fuoco - ha aggiunto il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni - è stato pazzesco. Hanno saputo avere una reazione straordinaria". Per ora si pensa a spegnere le fiamme, poi si appurerà perché siano scoppiate.