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Apple si piega alle regole della Cina per portare Apple Intelligence sul mercato
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Apple ha costruito insieme ad Alibaba un proprio modello linguistico destinato alla Cina. È un passaggio importante nella lunga marcia verso il debutto di Apple Intelligence sul mercato cinese, rimasto fino a oggi escluso dalle funzioni AI più avanzate disponibili altrove.
Il passaggio decisivo è arrivato nelle scorse settimane, quando la Cyberspace Administration of China ha registrato Apple Intelligence, rimuovendo uno degli ostacoli principali alla distribuzione del servizio. Se il percorso sarà completato, Apple potrebbe diventare la prima società straniera autorizzata a utilizzare in Cina un proprio modello di intelligenza artificiale generativa.
Per arrivarci Cupertino ha però dovuto adattare la propria tecnologia alle richieste di Pechino. In Cina i servizi di intelligenza artificiale generativa sono sottoposti a controlli severi e le società straniere non possono semplicemente distribuire gli stessi sistemi utilizzati negli Stati Uniti o in Europa. Apple ha quindi scelto partner locali, sviluppato soluzioni specifiche e atteso il via libera delle autorità.
Il tutto è avvenuto con la consueta discrezione con cui Apple affronta i rapporti con il governo cinese. Nessuno scontro pubblico, nessuna accusa alle autorità e nessuna campagna sulla necessità di difendere il proprio modello tecnologico. Le condizioni per restare nel mercato cinese vengono accettate e il prodotto viene modificato di conseguenza, come già accaduto con altri servizi come l’eliminazione della sezione libri da iTunes negli anni passati oppure la collocazione di iCloud su server cinesi.
Il contrasto con ciò che sta accadendo nell’Unione Europea è evidente. Qui Apple continua invece una battaglia pubblica contro alcuni degli obblighi imposti dal Digital Markets Act. Lo scontro riguarda ormai direttamente l’intelligenza artificiale, visto che Siri AI non arriverà inizialmente su iPhone e iPad nell’Unione Europea.
Apple sostiene che le richieste di interoperabilità del DMA possano mettere a rischio sicurezza e riservatezza degli utenti. Bruxelles ribatte che la normativa non impedisce il lancio di Siri AI e che spetta ad Apple trovare una soluzione compatibile con le regole europee. Il confronto non è chiuso. Tim Cook ha confermato che le trattative con la Commissione continuano, senza però indicare una data per l’arrivo delle nuove funzioni su iPhone e iPad.
Le situazioni politiche e giuridiche di Cina e Unione Europea sono naturalmente piuttosto diverse e sarebbe sbagliato metterle sullo stesso piano. Ma proprio questa differenza rende interessante il comportamento di Cupertino.
A Bruxelles conti