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Melanoma, un vaccino a mRNA supera il test di fase 3
Moderna e Merck hanno annunciato risultati positivi da uno studio di fase 3 sulla terapia personalizzata contro il melanoma. Nei pazienti con tumore di stadio IIB-IV completamente rimosso chirurgicamente, la combinazione sperimentale ha ridotto il rischio di recidiva o morte rispetto al solo pembrolizumab. Secondo le aziende, si tratta del primo studio avanzato concluso con successo per un trattamento oncologico personalizzato di questo tipo.
La terapia sperimentale, chiamata intismeran autogene, viene preparata individualmente. Un campione del tumore del paziente viene analizzato attraverso il sequenziamento del DNA, così da individuare mutazioni capaci di produrre proteine riconoscibili dal sistema immunitario. Su questa impronta molecolare viene progettata una sequenza di mRNA che istruisce temporaneamente alcune cellule a presentare i bersagli selezionati e ad addestrare la risposta immunitaria.
Intismeran viene somministrato insieme al pembrolizumab, commercializzato come Keytruda, un farmaco immunoterapico già impiegato contro diversi tumori. La prima componente indica al sistema immunitario quali bersagli cercare, mentre la seconda aiuta le cellule immunitarie a mantenere attiva la risposta antitumorale. Pur essendo spesso descritto come vaccino, il trattamento non serve a prevenire il melanoma nelle persone sane: viene utilizzato dopo la diagnosi e l'intervento chirurgico.
Il risultato riguarda una patologia che può essere trattata efficacemente quando viene identificata presto, ma diventa molto più difficile da controllare dopo la diffusione ad altri organi. Accanto alle nuove terapie, prosegue quindi anche la ricerca che usa l’IA per individuare i pazienti a rischio di melanoma anni prima, con l'obiettivo di anticipare diagnosi e sorveglianza.
I dati annunciati proseguono il lavoro di uno studio di fase 2 seguito per cinque anni e pubblicato sul Journal of Clinical Oncology. In quella sperimentazione, la combinazione aveva mostrato risultati migliori rispetto al solo Keytruda per sopravvivenza senza recidiva, controllo della diffusione a distanza e sopravvivenza complessiva. La fase 3 offre un confronto più ampio, ma le aziende non hanno ancora reso pubblici tutti i numeri necessari per valutarne l'entità.
I risultati completi non sono infatti ancora apparsi su una rivista scientifica e non sono stati sottoposti alla normale revisione indipendente. Restano da esaminare dimensioni del beneficio, effetti avversi, differenze tra i sottogruppi e durata della protezione. Prima dell'impiego clinico negli Stati Uniti sarà inoltre necessaria la valutazione della FDA, che potrà richiedere ulteriori analisi.
Merck sta anche reclutando partecipanti per un altro studio di fase 2 dedicato al melanoma di stadio III o IV. Il confronto tra intismeran più Keytruda e la sola immunoterapia dovrà chiarire se la combinazione può rallentare crescita e diffusione della malattia avanzata. Fino alla pubblicazione dei dati, l'annuncio rappresenta un risultato preliminare promettente, non ancora un'autorizzazione terapeutica.
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