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MoM-BH*-1: Webb svela un buco nero avvolto d'idrogeno
Un involucro di idrogeno estremamente denso e quasi privo di polvere potrebbe nascondere MoM-BH*-1, una sorgente osservata com’era circa 660 milioni di anni dopo il Big Bang. Lo spettro raccolto dal James Webb Space Telescope è riprodotto al meglio da un modello che prevede un buco nero in accrescimento immerso nel gas. L’interpretazione è stata presentata da Rohan P. Naidu e coautori in uno studio pubblicato su Nature il 12 agosto 2026.
MoM-BH*-1 si trova al redshift 7,7569 ed era la sorgente più rossa individuata in un’area di circa 250 minuti d’arco quadrati del campo extragalattico Ultra Deep Survey. Le immagini ottenute con NIRCam e MIRI nel 2023 mostrano un oggetto rosso, compatto e non risolto. Le successive osservazioni spettroscopiche sono state condotte con NIRSpec nell’ambito dei programmi EXCELS e Mirage or Miracle, tra dicembre 2023 e dicembre 2024.
Il segnale più anomalo è un salto di Balmer pari a 7,7, con un margine superiore di 2,3 e inferiore di 1,4. È il valore più intenso misurato a queste distanze e supera sia quello tipico delle Little Red Dots sia il massimo previsto per una normale popolazione stellare priva di polvere. Le righe H-beta e H-gamma presentano inoltre assorbimenti profondi, compatibili con una densità di almeno un miliardo di particelle di idrogeno per centimetro cubo.
Nel modello preferito dagli autori, il buco nero è circondato da gas Compton-thick distribuito su una scala compresa fra 10 e 100 unità astronomiche. La luminosità bolometrica stimata raggiunge circa 10^44,5 erg al secondo, equivalente a 80-100 miliardi di luminosità solari. La massa rimane dipendente dal modello: le stime la collocano indicativamente fra un milione e dieci milioni di masse solari.
Altri elementi dello spettro sostengono l’ipotesi di un nucleo galattico attivo. MoM-BH*-1 ha un limite superiore alle dimensioni osservate inferiore a 100 parsec e mostra una riga H-beta molto ampia. I dati suggeriscono anche un aumento della luminosità di circa il 30% nell’arco di 56-60 giorni nel sistema di riferimento della sorgente. Questa possibile variabilità richiede però ulteriori conferme, perché il confronto è stato effettuato usando strumenti differenti.
Una configurazione simile potrebbe spiegare almeno una parte delle Little Red Dots, la popolazione di sorgenti rosse e compatte scoperta dal James Webb nell’universo primordiale. Il modello offrirebbe anche un possibile scenario per la rapida crescita dei buchi neri supermassicci nelle prime epoche cosmiche. MoM-BH*-1 resta tuttavia una sorgente non risolta direttamente: l’involucro di gas e il buco nero rappresentano l’interpretazione che descrive meglio lo spettro disponibile, mentre massa, struttura e variabilità dell’oggetto conservano margini di incertezza.
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