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Gli animali si chiamano per nome? Tre criteri possono dircelo
Kelly Jaakkola e colleghi hanno proposto in un articolo scientifico pubblicato a luglio tre criteri minimi per stabilire se un animale utilizzi richiami paragonabili ai nomi propri. Il quadro permette di confrontare specie molto diverse senza considerare automaticamente come nome qualsiasi suono rivolto a un individuo.
Il primo criterio è il riferimento individuale: il richiamo deve indicare una creatura specifica. Il secondo è la rappresentazione simbolica, cioè il segnale deve rappresentare quell'individuo nella mente di chi lo usa. Infine serve un significato condiviso: almeno due animali devono associare il richiamo alla stessa identità.
Secondo gli autori, le prove più solide riguardano i delfini tursiopi. I giovani sviluppano suoni individualmente caratteristici, chiamati fischi firma, che mantengono una forma acustica riconoscibile. Gli esperimenti indicano che altri delfini possono identificarli indipendentemente dalla voce che li produce e copiarli per avviare un contatto con uno specifico compagno.
Gli esperimenti di playback condotti sugli elefanti africani hanno fornito indizi simili. Quando venivano riprodotti determinati brontolii a bassa frequenza, gli animali destinatari tendevano ad avvicinarsi più rapidamente agli altoparlanti e a vocalizzare maggiormente. I risultati sono stati presentati in un preprint del 2023 non ancora sottoposto a revisione paritaria, perciò non dimostrano definitivamente l'esistenza di nomi simbolici.
Anche i pappagalletti dagli occhiali sembrano indirizzare particolari etichette vocali ad altri individui. Un'indagine condotta sui proprietari di circa 800 pappagalli ha inoltre rilevato che quasi metà degli uccelli impiegava nomi appresi dagli esseri umani per rivolgersi a persone o animali domestici. Si tratta però di osservazioni riferite dai proprietari, differenti dal comportamento spontaneo delle popolazioni selvatiche.
Nel caso degli uistitì, alcuni esperimenti hanno mostrato vocalizzazioni dirette verso membri specifici del gruppo e apprese all'interno della famiglia. Jaakkola ha però osservato che l'identificazione corretta dei destinatari variava dal 16% al 61%. Una spiegazione alternativa è che questi primati imitino le vocalizzazioni altrui senza assegnare loro un'etichetta simbolica stabile.
I tre criteri non provano quindi che tutte queste specie possiedano nomi nel senso umano del termine. Delfini, elefanti, pappagalli e primati possono utilizzare meccanismi comunicativi differenti, modellati dalle rispettive strutture sociali. Per parlare di denominazione, gli esperimenti dovranno mostrare non soltanto a chi è rivolto un suono, ma anche che più individui lo interpretano come riferimento condiviso alla stessa creatura.
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