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Questo scudo a microonde proteggerà i data center nello spazio
La società statunitense Lonestar Data Holdings ha affidato alla startup polacca Ares Shield la protezione dei suoi futuri data center spaziali. Il contratto, dal valore massimo di 6 milioni di dollari, coprirà inizialmente tre satelliti. L'obiettivo è individuare veicoli sospetti in avvicinamento e, se necessario, disturbarli senza colpirli con proiettili o missili, evitando così la formazione di nuovi detriti orbitali.
Il sistema non è uno scudo materiale, ma un modulo installato direttamente sul satellite da difendere. Combina sensori e analisi basata sull'IA per osservare l'ambiente circostante, classificare gli oggetti in avvicinamento e valutare la possibile minaccia. La risposta è affidata a un emettitore di microonde ad alta potenza, progettato per interferire con l'elettronica del veicolo ostile.
Un impulso elettromagnetico sufficientemente intenso può accoppiarsi con antenne, cablaggi e circuiti, generando tensioni capaci di provocare errori, riavvii o danni permanenti. Ares Shield prevede anche azioni a energia ridotta, come disturbi temporanei e malfunzionamenti dimostrativi, prima di tentare una neutralizzazione completa. Questa contromisura non cinetica punta a disabilitare il bersaglio senza frammentarne la struttura, anche se l'effetto concreto dipenderà da distanza, orientamento e schermatura elettronica.
Lonestar ha già sperimentato le proprie tecnologie di archiviazione durante quattro missioni spaziali, due delle quali dirette verso la Luna. Nel 2025 un mini data center ha raggiunto il suolo lunare con il lander Intuitive Machines Athena: il veicolo si è rovesciato dopo l'allunaggio, ma il dispositivo ha comunque completato gli obiettivi dichiarati dall'azienda. Questi test hanno contribuito allo sviluppo di StarVault, una piattaforma destinata a conservare dati e chiavi crittografiche lontano da disastri e guasti terrestri.
La conseguenza industriale sarebbe la nascita di infrastrutture cloud che integrano archiviazione, cifratura e autodifesa direttamente nello spazio. Lonestar intende costruire una rete nell'orbita terrestre bassa e valuta in seguito destinazioni più lontane. Per chi segue hardware e cloud, il salto è concreto: il satellite non sarebbe più un semplice supporto per i dati, ma un nodo autonomo da proteggere sia fisicamente sia digitalmente. Quest'ultimo fronte è collegato anche alla corsa statunitense verso una nuova crittografia resistente ai computer quantistici.
La domanda nasce dalla diffusione delle operazioni di rendezvous e prossimità, nelle quali un satellite si avvicina a un altro per ispezionarlo, assisterlo o sorvegliarlo. Le stesse capacità possono però essere impiegate per interferire con comunicazioni e hardware. Ares Shield collega l'aumento del rischio alle tensioni geopolitiche degli ultimi anni, ma si tratta della valutazione commerciale dell'azienda: la vicinanza tra due veicoli, da sola, non dimostra un intento ostile.
I primi sistemi per Lonestar dovrebbero essere consegnati nel 2028 o 2029, quindi l'accordo non equivale ancora a una capacità operativa dimostrata in orbita. Restano da verificare portata, precisione, consumo energetico, dissipazione del calore e compatibilità elettromagnetica con il satellite protetto. Serviranno inoltre procedure affidabili per evitare falsi allarmi e conseguenze indesiderate su altri veicoli. Lo scudo a microonde è dunque una proposta tecnologica concreta, ma la sua efficacia reale emergerà soltanto dopo test orbitali controllati.
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