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AliExpress ci tracciava col suono (senza che lo sapessimo), perché la trasparenza ormai non è nemmeno un optional
Un tab aperto su AliExpress bastava a bloccare le cuffie Bluetooth multipoint di un utente, impedendo loro di passare correttamente dal PC al telefono. Chiuso il tab, il problema spariva. Da questa segnalazione è partita un'indagine che ha portato alla luce qualcosa di piuttosto ambiguo: AliExpress eseguiva processi audio silenziosi nel browser per identificare i dispositivi degli utenti, senza bisogno di un solo cookie.
La tecnica si chiama audio fingerprinting, ed è molto più difficile da bloccare rispetto al tracciamento tradizionale. Non sente nulla, non riproduce nulla, ma lascia un segno preciso su ogni dispositivo.
Il codice individuato nel sito sfruttava la Web Audio API per costruire grafi di elaborazione audio impostati a volume zero. Nessun suono udibile, ma il sistema audio del computer veniva comunque tenuto attivo in background: ed è proprio questo che interferiva con il passaggio delle cuffie Bluetooth tra dispositivi. Mettere in muto il tab del browser non serviva a nulla, perché il segnale veniva elaborato a prescindere.
Il punto chiave è che ogni dispositivo elabora un segnale audio identico in modo leggermente diverso, a seconda del processore, della scheda audio, del sistema operativo, del browser e dei driver installati. Queste piccole differenze, misurate e combinate, producono un identificatore stabile e unico, che non dipende dai cookie e non viene cancellato svuotando la cronologia o usando la navigazione privata.
L'audio era solo una parte del quadro. Gli stessi script raccoglievano anche dati legati a:
Insieme, questi segnali costruiscono un profilo di dispositivo molto più dettagliato di quanto qualsiasi singola tecnica potrebbe fare da sola. Il sistema è collegato ai sistemi di sicurezza di Alibaba, e viene presentato come strumento per la prevenzione delle frodi e il rilevamento di bot, usi legittimi in sé, ma che avvengono senza che l'utente ne sappia nulla e senza possibilità di controllo.
TechSpot riporta che Brave è stato tra i primi a segnalare il comportamento, comunicando il 22 agosto su X che il suo browser blocca già questi script di default. Brave protegge dall'audio fingerprinting da oltre sei anni, alterando gli output del browser in modo che i siti ricevano segnali inconsistenti invece di un identificatore stabile. Il browser ha esteso protezioni simili anche al GPU fingerprinting, un metodo analogo che sfrutta la scheda grafica al posto dell'audio.
Chi usa altri browser può provare a bloccare questi script tramite estensioni come uBlock Origin, con una precisazione importante: farlo potrebbe compromettere alcune funzioni di sicurezza legittime di AliExpress che si appoggiano agli stessi script.
La questione più importante però è quella del tracciamento senza consenso, che è il vero nodo gordiano della vicenda. Man mano che i cookie diventano meno affidabili, le aziende stanno esplorando tecniche sempre più difficili da individuare e bloccare.
Il fingerprinting audio è solo uno degli esempi più recenti, e la tendenza non accenna a fermarsi.