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Nel Mediterraneo hanno liberato 130.000 piccoli polpi: ecco perché
I ricercatori dell'Università di Bologna, insieme alla Regione Emilia-Romagna, hanno liberato di recente circa 130.000 paralarve di polpo comune nelle acque al largo di Cesenatico e Riccione. Gli animali, nati in laboratorio e lunghi appena pochi millimetri, dovrebbero rafforzare la popolazione locale di un predatore nativo e contribuire, se abbastanza individui arriveranno all'età adulta, a contenere il granchio blu invasivo.
Il granchio blu, apprezzato come risorsa alimentare nella regione medio-atlantica degli Stati Uniti, è invece una specie invasiva nel Mediterraneo. I primi esemplari furono osservati nel secolo scorso, ma la popolazione è aumentata rapidamente circa un decennio fa. La sua diffusione minaccia la biodiversità locale e le attività di pesca, tanto che lungo le coste italiane centinaia di imprese del settore hanno dovuto chiudere.
Il progetto Octo-Blu è iniziato nel 2024 con una fase sperimentale dedicata all'allevamento delle paralarve in laboratorio. Nei mesi estivi il gruppo ha effettuato i rilasci nel tratto di Adriatico interessato dall'invasione e ha collocato alcune tane artificiali, pensate per offrire ulteriori ripari ai giovani cefalopodi. Sono previsti altri rilasci man mano che verranno prodotte nuove paralarve.
La scelta del polpo si basa anche sulle sue abitudini alimentari. In condizioni ottimali, un esemplare adulto del peso di un chilogrammo può consumare fino a quattro granchi al giorno di medie dimensioni. Il dato descrive la capacità potenziale del singolo predatore, ma non consente di calcolare direttamente l'effetto complessivo dell'operazione: la grande maggioranza degli animali liberati non raggiungerà infatti l'età adulta.
Gianluca Sarà, ecologo marino dell'Università di Palermo non coinvolto nel progetto, ha ricordato che la mortalità naturale delle paralarve può arrivare al 99,9 per cento. Da migliaia di piccoli polpi potrebbero quindi sopravvivere soltanto pochi individui. Secondo lo scienziato, l'idea è promettente, ma non si può escludere che il suo impatto finale sulla popolazione invasiva risulti trascurabile.
I responsabili hanno scelto il polpo comune perché è resistente, si riproduce rapidamente e ogni femmina può deporre centinaia di migliaia di uova. Non viene introdotta una specie estranea all'ecosistema: l'obiettivo è integrare una popolazione già naturalmente presente. Anche in questo caso, tuttavia, il numero di individui effettivamente sopravvissuti e il loro contributo ecologico dovranno essere valutati nel lungo periodo.
Il gruppo non prevede che i polpi eliminino da soli il crostaceo invasivo dal mare Adriatico. L'eventuale pressione esercitata dai predatori dovrebbe affiancare altre misure di gestione, comprese le iniziative di pesca già avviate per ridurre il numero dei granchi. Soltanto il monitoraggio successivo potrà mostrare se il rilascio avrà prodotto un effetto misurabile e se l'approccio potrà essere replicato.
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