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Per Google chi usa i pieghevoli spende 14 volte di più nelle app
Google ha comunicato di recente che i proprietari di smartphone pieghevoli spendono negli acquisti effettuati dentro le applicazioni 14 volte più degli utenti con telefoni tradizionali. L'indicazione punta direttamente agli sviluppatori: anche se i foldable rappresentano una quota contenuta del mercato, il pubblico che li utilizza potrebbe generare ricavi nettamente superiori e giustificare un lavoro specifico sull'interfaccia.
L'affermazione è stata pubblicata dall'account ufficiale Android Developers e ripetuta in un breve video allegato. Google, tuttavia, non ha fornito una ricerca consultabile né ha precisato campione, periodo di osservazione, Paesi coinvolti o metodo di calcolo. Il moltiplicatore deve quindi essere interpretato come un'indicazione proveniente dai dati della società, non come un parametro già verificabile in modo indipendente.
La categoria degli acquisti in-app comprende attività molto diverse: abbonamenti fatturati attraverso Google Play, sblocco di funzioni premium, contenuti digitali e valute utilizzate nei giochi mobile. Senza una suddivisione dei ricavi non è possibile capire quale componente produca la distanza maggiore. Manca anche la spesa assoluta, indispensabile per stabilire se il divario derivi da una base di confronto molto bassa o da un gruppo ristretto di utenti particolarmente attivi.
Una spiegazione plausibile riguarda il posizionamento economico dei dispositivi. Nel confronto citato, Pixel 11 Pro Fold parte da 1.900 dollari, mentre Pixel 11 Pro parte da 1.100 dollari. Chi sceglie un telefono pieghevole potrebbe quindi avere maggiore reddito disponibile, più familiarità con i servizi digitali e una propensione superiore a pagare per software e abbonamenti. I dati pubblicati non dimostrano però che sia il formato pieghevole, da solo, a causare la maggiore spesa.
Il mercato dei foldable rimane più piccolo rispetto a quello degli smartphone convenzionali, ma le prospettive potrebbero ampliarne il peso: nelle stime che vedono raddoppiare le spedizioni dei pieghevoli entro il 2028, una base installata più ampia renderebbe questo pubblico ancora più interessante per chi sviluppa applicazioni. La progressiva diffusione verso fasce meno costose potrebbe comunque ridurre il divario di spesa osservato nella clientela premium attuale.
Per Google, l'ottimizzazione per grandi schermi non riguarda soltanto l'aspetto grafico. Un'app può sfruttare pannelli interni più ampi, modalità a più finestre, continuità tra schermo esterno e interno e layout capaci di adattarsi a orientamenti differenti. Se l'esperienza risulta incompleta o simile a quella di un normale telefono semplicemente ingrandita, aumenta il rischio di perdere proprio gli utenti ai quali viene attribuita la maggiore capacità di spesa.
Gli sviluppatori Android dovranno comunque confrontare il dato con le proprie metriche: conversioni per categoria di dispositivo, ricavo medio per utente, retention e utilizzo delle funzioni premium. Il rapporto di 14 a 1 offre un'ipotesi commerciale molto forte, ma senza valori assoluti e dettagli metodologici non consente di calcolare automaticamente il ritorno economico dell'adattamento. Il segnale di Google è chiaro; la convenienza effettiva dipenderà dal pubblico e dal modello di monetizzazione di ogni applicazione.
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