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Alluvione in Nepal, per climatologa Cnr rischio di nuovi eventi nell'area
L'alluvione al confine tra Nepal e
Tibet "è stata causata dal crollo parziale di un ghiacciaio, e
il fenomeno potrebbe ripetersi se dovesse cederne anche la
restante parte". Non ha dubbi la climatologa del Cnr Marina
Baldi, sulla natura del disastro
che ha colpito l'area e sui rischi tuttora persistenti per la
popolazione sopravvissuta.
"Lo scioglimento di una parte dei ghiacciai - spiega
all'ANSA - è senz'altro stato causato dal riscaldamento globale.
Le immagini scattate dai satelliti dell'Earth Observing System
(Eos) della Nasa, prima e dopo l'evento, mostrano che è venuta a
mancare una parte del ghiacciaio: non fanno però capire ancora
il volume totale del ghiacciaio rimasto. Previsioni su quando ci
potrebbe essere il nuovo crollo, e sulla sua intensità non
possono perciò essere formulate". Baldi ricorda che fenomeni
simili anche se dell'intensità minore erano stati registrati più
volte nel Sud-Est dell'Asia e sulle Alpi Svizzere, dove "il sito
di informazioni di geofisica del Paese ricorda che masse di
ghiaccio erano venute giù con masse enormi di detriti". Baldi
sostiene che il fenomeno che si è verificato tra Nepal e Tibet
può essere classificato come alluvione, purchè se ne
sottolineino i concomitanti eventi: si tratta della fusione del
ghiaccio e della frana con il crollo dei detriti, mentre la
scossa di terremoto determinata dal crollo del ghiacciaio è
stata ininfluente nella formazione della gigantesca frana.
Alluvione in Nepal, per climatologa Cnr rischio di nuovi eventi nell'area
ROMA,
27 agosto 2026, 15:46
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