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Due ore in compagnia di Resonance: A Plague Tale Legacy
A Plague Tale: Innocence e A Plague Tale: Requiem non hanno bisogno di grandi presentazioni. La loro formula da action adventure in terza persona in stile The Last of Us fortemente incentrata sulla narrazione, sulla coppia di protagonisti composta da Amicia e dal fratellino Hugo, e su un’ambientazione medievale dai forti accenni horror ha conquistato critica e pubblico, dimostrando tra l’altro la poliedricità di Asobo Studio. Un team di sviluppo capace di passare con grande disinvoltura da queste due produzioni a doppia A a Microsoft Flight Simulator, senza dimenticare gli inizi di carriera al servizio di diversi tie-in pixariani.
Chi però si aspettava un terzo episodio "canonico" dopo il successo di A Plague Tale: Requiem era rimasto a dir poco spiazzato all’annuncio di Resonance: A Plague Tale Legacy, un prequel che, almeno a prima vista, poco ha a che fare per atmosfere, gameplay e protagonisti con i primi due capitoli. Ne abbiamo già parlato a più riprese (qui le nostre impressioni dopo la recente presentazione del gioco a Parigi riservata alla stampa) ma, negli ultimi giorni, ho potuto provare per un paio d’ore una demo in versione PC comodamente a casa affrontando i Capitoli 5 e 6 - non si sa esattamente quanti ne avrà il gioco completo.
Per chi ancora non sapesse proprio nulla di Resonance: A Plague Tale Legacy, bisogna premettere che Asobo Studio, rinnegando quasi interamente la forte impronta stealth che caratterizzava il gameplay dei primi due episodi della serie, ha optato per un prequel molto più orientato all’azione e ai combattimenti, con in più semplici sezioni platform ed enigmi ambientali che mi hanno ricordato un mix tra gli ultimi Tomb Raider e Uncharted. L’elemento maggiormente di rottura è rappresentato però dalla protagonista, Sophia, un’avventuriera dal passato burrascoso già comparsa in A Plague Tale: Requiem che qui, diversi anni prima degli avvenimenti narrati dai primi capitoli, è chiamata a svelare i misteri dell'antica civiltà minoica presso l'isola del Minotauro ma non solo, considerato che nel teaser trailer è possibile osservare anche uno scorcio di Venezia.
La demo che ho testato è ambientata proprio a Creta che, con le sue atmosfere solari e i suoi colori sgargianti, fa da perfetto contraltare alla Francia cupa e pestilenziale dei due giochi precedenti. Il cordone ombelicale con il passato non è stato però reciso del tutto da Asobo Studio che, infatti, anche in questo prequel ha inserito un secondo personaggio non direttamente controllabile ma importante come supporto ai combattimenti e agli enigmi. Si chiama Leni e anche se per ora non si capisce cosa la leghi a Sophia e come mai le due ragazze si trovino lì, la sua presenza è tutt’altro che secondaria.
Il capitolo 5 è un susseguirsi di combattimenti, enigmi ed esplorazione, con quest’ultima però che è appena accennata considerando l’andamento piuttosto lineare del livello. C’è giusto qualche deviazione possibile per raccogliere frammenti necessari a sbloccare le abilità di Sophia e trovare scrigni, con al loro interno potenziamenti passivi sotto forma di ciondoli, gioielli e amuleti. Su questo versante, insomma, non aspettatevi l’esplorazione e le aree segrete di un Tomb Raider ultima maniera e, visto il fascino dell’ambientazione, un po' mi è spiaciuto.
I passaggi platform sono talmente telefonati e banali da essere quasi irritanti (mi hanno ricordato quelli altrettanto telefonati di 007 First Light), mentre i combattimenti riservano qualche sorpresa in più. Sophia è molto abile con spade, coltelli e sciabole ma, volendo, può anche usare il rampino per atterrare i nemici, attaccarli dall'alto con un semplice quick time event, o raccogliere da terra un pugnale e lanciarlo contro il nemico più vicino uccidendolo all’istante. Considerando che siamo sempre in inferiorità numerica, un aiuto importante ci viene dato da Leni, che combatte per conto proprio sottraendo a Sophia qualche nemico ma che non possiamo in alcun modo comandare o indiri