// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Gestire gli agenti IA toglie il fiato a chi lavora, senza fare più ore
Sergio Freitas è senior director of engineering per Cisco a Lisbona e dirige quattro team. Ogni giorno gestisce fra dieci e venti agenti IA che a loro volta ne coordinano altri, e il numero cambia con la complessità del compito: un agente orchestratore genera sotto-agenti per le attività più specifiche. Lo racconta lui stesso, in un resoconto in prima persona pubblicato il 30 agosto 2026.
Il ruolo di Freitas è cambiato nella sostanza. Fino a poco tempo fa scriveva codice tutti i giorni; oggi, dice, "il nostro lavoro è cambiato: prima scrivevamo codice, ora ci concentriamo su architettura, design, gestione dei flussi di lavoro e orchestrazione degli agenti." Lo spartiacque sono i modelli frontier di fine 2025, Claude Opus 4.5 in testa: l'AI è passata dal suggerimento alla produzione di codice che qualcun altro deve controllare.
Lo stesso passaggio l'abbiamo già raccontato per il software enterprise. Chi programma passa più tempo a rivedere codice che a scriverlo, e gli sviluppatori diventano orchestratori più che autori diretti. La competenza richiesta si sposta sul giudizio, e il giudizio si consuma in fretta.
Il flusso di lavoro parte da un ticket Jira. Un agente scrive il codice, chi possiede quell'agente lo rivede, e prima del merge intervengono almeno due ingegneri in controllo incrociato. Da circa quattro mesi gli agenti seguono il loop engineering: proseguono fino a una risposta finale senza fermarsi a metà per fare domande, e chiedono il permesso solo per operazioni su sistemi sensibili.
A Cisco i controlli restano fitti anche con gli agenti al lavoro. "Cisco punta molto sulla sicurezza: ci sono tante scansioni da eseguire, e bisogna spesso confrontarsi con l'ufficio legale," dice Freitas. Il presidio umano si è spostato a valle della produzione del codice, e resta a carico di persone.
Freitas è netto su un punto: le ore di lavoro sono rimaste quelle. "Non lavoro più ore, ma c'è un aspetto dell'AI che porta, spesso, più lavoro sul tavolo, perché riesce a fare di più," dice. La sua frase più citata, "il lavoro può sembrare più intenso," resta un condizionale attenuato che descrive una percezione, e l'effetto che racconta è preciso: l'AI genera più output, e quell'output va comunque gestito.
Il fenomeno ha un nome più vecchio dell'AI generativa e si chiama intensificazione del lavoro. Il tempo risparmiato diventa lavoro aggiunto, raramente riposo. Le ore sono quelle di prima, i compiti dentro quelle ore molti di più.
Freitas parla di quattro team, e la sua giornata vale per quelli. Va però letta contro un fatto già verificato in redazione: Cisco ha tagliato 4.000 posti tre mesi prima di distribuire gli agenti. Il taglio è di maggio 2026, l'estensione a tutti i 90.000 dipendenti è arrivata dopo, e li avevamo contati il 3 luglio.
Nello stesso periodo le aziende tech citavano l'AI come causa dichiarata nel 48% dei tagli, e le analisi indipendenti ne attribuivano all'AI circa il 20%. Sono ventotto punti di scarto su 113.000 licenziamenti contati a maggio. Il rollout su scala, che il CFO Mark Patterson ha descritto in luglio, instrada ogni dipendente verso il modello più efficiente per il compito.
Patterson l'ha definita "la transizione tecnologica più significativa vista probabilmente nella nostra vita," e i licenziamenti restano fuori dal suo racconto: la sequenza dei due annunci parla per lui.