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The Blood of Dawnwalker - La recensione
Fondato da alcuni ex sviluppatori di CD Projekt Red, tra cui Konrad Tomaszkiewicz che aveva lavorato alla serie di The Witcher fin dagli inizi e ricoperto il ruolo di game director nell'acclamato terzo capitolo, il nuovo studio polacco Rebel Wolves si è subito fatto notare per le ambiziose dichiarazioni con cui ha accompagnato la presentazione del suo primo lavoro, l'action GdR The Blood of Dawnwalker, un action GdR "tripla A" che punta a offrire un'ambientazione cupa e ammaliante, un ricco open world con tante quest avvincenti e una storia altrettanto intensa ed emozionante.
Il gioco ci vede esplorare una sperduta regione fra i Carpazi nel mezzo del XIV secolo, i cui equilibri sono appena stati stravolti dall'arrivo di alcuni potenti vampiri che hanno conquistato il potere e ora governano la zona col pugno di ferro. Molti si sono piegati al dominio dei nuovi arrivati, ma c'è ancora chi si oppone al nuovo ordine: tra questi il giovane Coen, il nostro protagonista, pronto a darsi da fare per mettere i bastoni fra le ruote al vampiro Brencis e ai suoi scagnozzi ma, soprattutto, a fare il possibile - e persino l'impossibile - per salvare la sua famiglia dal male in agguato. Mancano ormai pochi giorni all'uscita di The Blood of Dawnwalker ed è tempo di scoprire insieme se il titolo d'esordio di Rebel Wolves è riuscito a soddisfare le elevate aspettative generate.
The Blood of Dawnwalker ci porta a Valle Sangora, una remota (e fittizia) vallata circondata dai monti Carpazi abitata da diverse etnie e culture differenti e casa di diversi mostri terrificanti, un tempo protagonisti del folclore locale ma rivelatisi decisamente tangibili dopo l'ascesa del vampiro Brencis. Come dicevo, il gioco ci pone nei panni di Coen, un ragazzo proveniente dal villaggio minerario di Laslea che in passato ha già avuto alcuni incontri ravvicinati con i vampiri e i pericoli in agguato nella vallata. Ma questi non è un giovane come tutti gli altri bensì un dawnwalker, un uomo che di notte si trasforma in vampiro e può smaterializzarsi nell'aria, scalare o discendere pareti senza fatica e fare a pezzi i nemici con la sua forza sovrannaturale, i lunghi e affilati artigli o i diversi e terribili poteri magici a sua disposizione, mentre di giorno può camminare alla luce del sole senza problemi come un normale essere umano e ricorrere alle sue altre e comunque notevoli capacità.
La duplice natura di Coen svolge un ruolo sia narrativo sia a livello di gameplay, col giocatore chiamato a decidere fino a dove vuole spingersi per raggiungere i suoi obiettivi: se abbracciare o rifiutare i poteri della notte e, soprattutto, se cedere alla sete di sangue che affligge il nostro alter ego dopo ogni tramonto. Anche perché, solo appagando questa brama implacabile è possibile sbloccare nuove abilità vampiresche o migliorare quelle già in proprio possesso. Abilità che, ovviamente, possono facilitare parecchio le cose durante i combattimenti.
Resistere al richiamo del sangue è una scelta percorribile ma che richiede comunque di fare attenzione, perché nella sua forma di vampiro Coen può ripristinare la propria salute solo cibandosi, e se si troverà in condizioni difficili il suo appetito si farà sentire con ancora più forza, rischiando persino di prendere il controllo nel momento meno opportuno. Ad esempio, ottenebrando la mente del protagonista durante una conversazione con un altro essere umano e portandolo a sfogare la sete di sangue sul malcapitato, eliminando così un potenziale alleato nella lotta contro Brencis o il punto di partenza di una missione interessante.
Capire quindi come gestire questo implacabile e terribile appetito è parte dell'esperienza di The Blood of Dawnwalker, e al riguardo ci sono diverse soluzioni su cui è possibile fare affidamento. Quando si nutre di sangue umano, Coen non è costretto a uccidere la sua vittima e può trattenere le pulsioni limitandosi a prendere solo una modesta quantità di fluido; abbastanza da lasciare in vita il bersagli