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Perché abbiamo sempre sottovalutato questi giochi per PS1?
Una console come la PS1, per la quale sono stati prodotti più di duemila giochi, ha inevitabilmente avuto titoli che per un motivo o per un altro hanno ricevuto meno attenzione di quanto meritavano. Magari perché usciti nel momento sbagliato o con idee troppo particolari per il pubblico del tempo.
Eppure ci sono videogiochi che, riguardandoli oggi, viene quasi da chiedersi come abbiano fatto a passare inosservati.
Tombi! è probabilmente uno dei casi più evidenti. A una prima occhiata sembrava il classico platform colorato, quasi pensato per un pubblico più giovane. In realtà nascondeva una struttura molto più libera, con missioni, aree da esplorare e continui ritorni nelle mappe già visitate. Non era il tipo di gioco che nel 1998 ci si aspettava da PlayStation e forse fu proprio questo il suo limite. Oggi, invece, quella libertà viene vista come uno dei suoi punti di forza e tanti lo considerano uno dei platform più originali di quella generazione.
Anche Klonoa: Door to Phantomile arrivò in un periodo complicato. Il mercato stava correndo verso i platform completamente in tre dimensioni e un gioco che alternava grafica 3D e percorsi bidimensionali sembrava quasi fuori tempo. Eppure quella scelta gli ha dato un'identità tutta sua. Ancora oggi il level design funziona benissimo e la storia riesce a sorprendere per i toni che assume nel finale. Non è un caso che negli ultimi anni sia stato riscoperto da molti giocatori che lo avevano completamente saltato.
Koudelka non era facile da inquadrare. Da una parte c'era un'atmosfera horror che ricordava Resident Evil, dall'altra un sistema di combattimento da gioco di ruolo a turni. Due anime che, all'epoca, convinsero solo in parte critica e pubblico. Col passare del tempo, però, proprio questa personalità tanto forte e diversa dal solito è diventata il motivo per cui viene ricordato con affetto. Inoltre rappresenta il punto di partenza della serie Shadow Hearts, dettaglio che gli ha dato ancora più valore agli occhi degli appassionati.
Quando si pensa a Polyphony Digital viene spontaneo collegarla a Gran Turismo. Prima di diventare sinonimo di simulatori di guida, però, lo studio realizzò anche Omega Boost, uno sparatutto con i mecha velocissimo, spettacolare e tecnicamente impressionante per PlayStation. Durava poco e questo gli fu spesso rimproverato, ma il sistema di puntamento e il ritmo dell'azione sono rimasti sorprendentemente piacevoli anche a distanza di tanti anni. È uno di quei giochi che dimostrano quanto lo studio sapesse fare molto più delle sole corse.
Essere uno spin-off non sempre è un vantaggio. The Misadventures of Tron Bonne era un prodotto derivato da Mega Man Legends e molti lo ignorarono proprio perché non apparteneva alla serie principale. In realtà proponeva situazioni molto diverse tra loro regalando una varietà di gioco encomiabile. Le vendite, però, non premiarono il progetto, ma col tempo è diventato uno dei giochi più ricercati dai collezionisti PlayStation 1. Un destino curioso, considerando quanto poco se ne parlasse al lancio.
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