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L’esplosione di New Glenn ha lasciato una traccia enorme
I ricercatori dei Sandia National Laboratories hanno ricostruito a distanza l'esplosione avvenuta durante un test statico del razzo New Glenn di Blue Origin. L'incidente ha prodotto infrasuoni, onde di pressione con frequenze inferiori alla soglia dell'udito umano. Analizzandole, il gruppo ha confermato indipendentemente il luogo e il momento dell'evento. Il risultato mostra come una rete di sensori terrestri possa individuare e studiare gravi anomalie nei programmi spaziali.
Lo studio, pubblicato su The Seismic Record, riguarda l'esplosione verificatasi a maggio presso il Launch Complex 36 della Cape Canaveral Space Force Station, in Florida. I ricercatori Elizabeth Silber e Logan Scamfer hanno confrontato filmati dotati di riferimenti temporali con i segnali raccolti da una rete di microbarometri a banda larga, strumenti capaci di misurare variazioni di pressione estremamente deboli.
Applicando una tecnica di retroproiezione, il gruppo ha ricondotto i segnali provenienti da 36 stazioni regionali alla piattaforma di Cape Canaveral. Alcuni sensori si trovavano fino a 1.700 chilometri dall'esplosione: una distanza sufficiente a mostrare quanto queste onde a bassissima frequenza possano propagarsi nell'atmosfera prima di essere identificate e associate alla sorgente corretta.
Dalle caratteristiche dei segnali, gli studiosi hanno stimato una resa esplosiva di circa 0,131 kilotoni di TNT. Il dato non indica che tutta l'energia chimica disponibile sia stata liberata istantaneamente: in un incidente con propellenti liquidi, combustibile e ossidante possono mescolarsi solo in parte, mentre il materiale restante brucia più lentamente nella palla di fuoco e nel pennacchio.
Il caso offre inoltre una rara osservazione su scala reale del comportamento di ossigeno liquido e metano, una combinazione sempre più utilizzata nei razzi pesanti. Le informazioni disponibili provengono soprattutto da esperimenti più piccoli o da sistemi propulsivi differenti. Il contesto operativo si collega alla nostra ricostruzione dei test condotti da NASA e Blue Origin sul secondo stadio di New Glenn, parte di un programma nel quale ogni prova produce dati utili anche quando termina con un guasto.
La conseguenza concreta riguarda il monitoraggio dei lanci: gli infrasuoni possono fornire una verifica indipendente di posizione, orario ed energia di un incidente, anche a grande distanza. Per chi segue la tecnologia spaziale, significa poter aggiungere ai filmati e alla telemetria una rete di ascolto passiva già impiegata per vulcani, meteoroidi, esplosioni industriali e test nucleari dalla CTBTO.
Restano però limiti sostanziali. La quantità di propellente presente a bordo non è pubblica, quindi la frazione di energia convertita nell'onda di pressione dipende dallo scenario ipotizzato: circa il 3-4% con serbatoi pieni e circa il 6% con un riempimento dimezzato. Gli infrasuoni non sostituiscono telemetria e analisi forense, ma possono completarle; serviranno altri incidenti o test controllati su scala comparabile per affinare i modelli dedicati ai propellenti criogenici.
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